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Nelle indagini che Wilhelm Dilthey ha condotto nel corso della propria carriera di filosofo si può riscontrare il delinearsi di un programma al quale è rimasto sempre fedele. Questo programma è costituito proprio dal proposito di pervenire all’elaborazione dei principi fondamentali di una “critica della ragione storica”, presentata da un lato come ampliamento, e dall’altro come correzione dei presupposti della critica kantiana. L’esigenza di “comprendere l’uomo come un essere essenzialmente storico”, la cui esistenza si realizza soltanto nella comunità, ha trovato la propria realizzazione nello sforzo di indagine critica sull’edificio delle scienze dello spirito, a cui si è accompagnato il tentativo di interpretare la connessione di tali discipline con la fondamentale storicità dell’esistenza umana.

         Dilthey muove dalla constatazione dell’esistenza di un complesso di discipline rivolte allo studio del mondo umano come mondo storico-sociale, e di esse egli si propone di determinare le condizioni di validità. La critica kantiana gli offre appunto gli strumenti per condurre una duplice, ma complementare, polemica: da un lato la polemica contro l’atteggiamento metafisico, che pretende di subordinare l’opera delle scienze dello spirito a principi universali, inquadrandola entro un sistema. Dall’altro la polemica contro l’atteggiamento naturalistico del positivismo, che pretende di riportare le scienze dello spirito all’impianto metodologico delle scienze della natura. L’uno e l’altro rappresentano la base di una negazione dell’autonomia delle scienze dello spirito, che egli intende invece garantire nel corso della propria analisi critica.

         Questa distinzione si configura in primo luogo come distinzione a base oggettiva, fondata cioè sulla diversità dell’oggetto cui i due gruppi di discipline si riferiscono. La distinzione tra scienze dello spirito e scienze della natura non si limita però a una distinzione di oggetto o di forma di esperienza, e va quindi oltre un piano meramente oggettivo e oltre un piano meramente metodologico e gnoseologico, rinviando a una fondamentale diversità di atteggiamento, e quindi a una diversità di rapporto che l’uomo come soggetto di ricerca ha con il mondo umano e con il mondo naturale. La natura è una realtà esterna all’uomo, una realtà che gli esseri umani possono cogliere e conoscere mediante l’osservazione sensibile, mentre il mondo storico-sociale è il mondo di cui fa parte l’uomo stesso che vuole conoscerlo, e può quindi venir penetrato dall’interno.

         Da questo punto di vista Dilthey perviene all’analisi della struttura del mondo umano che costituisce l’oggetto di queste discipline. Egli riconosce così nell’individuo il soggetto attivo del mondo umano come mondo storico-sociale, considerando la società come un insieme di rapporti interumani che condizionano l’esistenza dell’individuo, e che solidificandosi assumono una durata superiore alla vita individuale, dando luogo ai sistemi di cultura e all’organizzazione esterna della società. Così il mondo umano viene definito nel suo carattere sociale, in quanto è costituito da un insieme di rapporti in cui entrano tra loro gli individui; ma viene pure definito ulteriormente nel suo carattere storico. La “storicità” è un aspetto costitutivo del mondo umano, ed è anzi un suo aspetto esclusivo, dal momento che la storia “è” il mondo umano, e non c’è storia al di fuori di esso.

         Il problema della fondazione delle scienze dello spirito si manifesta pertanto come problema della validità della conoscenza del mondo umano, e da ciò deriva l’esigenza di un’analisi della sua struttura. Dilthey definisce l’individuo come “una totalità aperta” che in sé comprende rappresentazione, sentimento e volontà in un nesso inscindibile. Su tale strada Dilthey procede all’analisi della struttura dell’individuo, determinandola appunto nella correlazione tra l’ “io”, come centro di riferimento unitario della estrema molteplicità degli stati interiori, e il “mondo oggettivo” a cui tali stati sono sempre legati in qualche maniera.

         La fondazione delle scienze dello spirito si presenta dunque sotto la forma di uno studio della costruzione del mondo storico, cioè di un’analisi dei presupposti, degli strumenti e dei risultati delle scienze dello spirito nel loro concreto procedere: in tal modo il problema della distinzione tra scienze dello spirito e scienze della natura ritorna configurandosi come problema della delimitazione dell’ambito di quelle discipline rivolte alla penetrazione del mondo umano.

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