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Guerra in Ucraina e interesse nazionale. Confesso di aver provato una certa impressione, unita ad inquietudine, leggendo su alcuni quotidiani odierni che la guerra in Ucraina ora è anche “nostra”. Questo perché la NATO è diventata l’arsenale dell’Ucraina e l’Italia, facendone parte, non può esimersi dal combatterla. Sul serio, s’intende, non solo a parole.

La situazione, insomma, si sta facendo sempre più pericolosa. Ha cominciato Boris Johnson affermando che le armi fornite dal Regno Unito agli ucraini possono essere legittimamente usate per colpire il territorio russo. E pare di capire che, per il sempre tonitruante premier britannico, questo valga per ogni Paese europeo che manda armi a Kiev.

Gli americani, poi, hanno detto in modo molto chiaro che il loro vero intento è indebolire la Russia. Non si tratta di una grande novità. Washington aveva già svolto un ruolo essenziale nei fatti di Piazza Maidan che nel 2014 condussero alla cosiddetta “rivoluzione arancione” e all’entrata dell’Ucraina nella sfera d’influenza occidentale (e americana in particolare), strappandola a quella russa.

Gli USA sono una grande potenza, e come tale assumono comportamenti consoni al loro status. Approfittando del grande errore compiuto da Putin invadendo la nazione vicina, stanno cercando di eliminare dalla scena mondiale un’altra delle grandi potenze superstiti. Se in seguito riuscissero a farlo pure con la Cina, rimarrebbero l’unica superpotenza globale, come accadde per alcuni anni dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Dal loro punto di vista, ripeto, è del tutto legittimo. Dal nostro, a mio avviso, proprio no. La guerra si combatterebbe infatti sul suolo europeo, non su quello americano. Certamente gli USA fornirebbero un grande appoggio militare e logistico, ma resta il fatto che a combattere sarebbero truppe nostre e di altre nazioni europee disposte a farlo. Non è certo una prospettiva allettante.

Nel frattempo Mosca ha già ragliato le forniture di gas a Polonia e Bulgaria. La prima, in particolare, è da sempre antirussa, ed è diventata l ‘hub dove transitano tutti gli armamenti, pesanti e non, destinati a rafforzare la resistenza ucraina. Il problema è che il Paese confina direttamente – come del resto la Lituania – con la enclave russa di Kaliningrad, super armata e irta di missili. Non so se a Varsavia ne abbiano tenuto conto, ma il quadro è davvero preoccupante.

Nonostante la tiepidezza tedesca e francese, grazie all’appoggio totale di americani e inglesi Zelensky sta infine raggiungendo il suo obiettivo. “Armi, armi, armi!”, è stata la sua invocazione più costante in questi ultimi tempi. Ora quelle armi sono arrivate e vedremo cosa accadrà. Molto probabilmente ci si può attendere un allungamento e un allargamento del conflitto.

E quest’ultimo, se prevarranno posizioni come quelle di Mario Draghi e Enrico Letta, finirà per riguardare pure noi, anche se chi scrive dubita che le forze armate italiche abbiano i mezzi per partecipare con successo a un conflitto simile. I venti di guerra prevalgono e, come sempre, il nostro Paese si fa rimorchiare da altri.

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