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Guerra o pace? Un interrogativo che fa discutere. 95 giorni di conflitto, conto salato in perdite di vite umane, costosissimo sotto il profilo economico. Crisi energetica, emergenza alimentare, sesto pacchetto di sanzioni, armi all’Ucraina, questi gli argomenti sul tavolo dell’UE riunita a Bruxelles per tre giorni. Fumata nera sull’embargo del petrolio l’esonero di amicizia solidale, non basta ad Orban, la sopravvivenza energetica dell’ Ungheria dipende dal gasdotto collegato con la Russia. Il leader riconfermato nell’ultima tornata elettorale non può deludere il suo popolo, l’Italia atlantista di Draghi dovrebbe riflettere, i compromessi in tempi di crisi sono ancora di salvezza, costano ma talvolta utili per arginare il danno.

Gli esperti fanno notare che respingere la Russia all’angolo, il paese più ricco del mondo per fonti energetiche materie prime e’ un’arma a doppio taglio. L’attacco cyber comunicato da Putin contro l’Italia e’ una risposta a comportamenti ostili contro la Russia, molti fanno notare che Draghi non era presente alla telefonata di Macron e Scholtz con Putin, un filo diretto utile a mettere orecchi nei dettagli della trattativa. La disponibilità di Putin a collaborare nell’operazione di sblocco delle 20.000 tonnellate di grano ferme nel mar Nero, bocciata dagli Ucraini che continuano a chiedere: “Fermate Putin”, dateci più armi per buttare la Russia fuori dai nostri confini fa da deterrente in una situazione a dir poco critica.

Zelensky per la prima volta in visita a Karkiv non ha potuto esimersi dal constatare che il Nord e’ perso, solo l’invio di armi offensive può permettere all’esercito di riprendersi il Donbass, il Cremlino avverte, attenzione all’invio di nuove armi, la terza guerra mondiale non e’ un’ ipotesi, piuttosto una realtà sempre più vicina. Ironizzare sul missile russo, sulla salute di Putin dato per spacciato, costretto ad utilizzare sosia, vecchie foto ricostruite ad arte, non diverte, anzi accresce il livello della tensione già alta.

La versione usurata dell’invasore sta perdendo smalto, l’evolversi di nuove emergenze assume ruolo primario in una politica interventista che la diplomazia non sa sfruttare. L’America di Biden alle prese con l’inflazione, con il problema irrisolto delle armi, promette sostegno e nuovi invii, anziché dare risposte al Paese che ogni giorno piange nuove vittime. La guerra o la pace, questo il dilemma.

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