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I repubblicani del Sinn Féin vincono nell’Ulster. Viviamo in un periodo di svolte epocali, le quali ci dicono che il mondo sta cambiando con una velocità impensabile sino a pochi anni orsono. Ovviamente non tutte le svolte hanno la stessa importanza, ma quella di cui intendo parlare qui – per quanto sembri minore – risulta decisiva da molti punti di vista.

Ha destato indubbiamente sorpresa la vittoria, nelle elezioni dell’Irlanda del Nord (Ulster), dei nazionalisti cattolici del Sinn Féin. I quali, del resto, avevano già vinto le elezioni nella Repubblica d’Irlanda, o Eire. Quanto è avvenuto nell’Ulster, tuttavia, desta impressione poiché potrebbe condurre al cambiamento della struttura stessa del Regno Unito, di cui per l’appunto l’Ulster fa parte.

Chi conosce un po’ la storia irlandese sa che da sempre il Sinn Féin è una formazione ultranazionalista, come testimonia il suo stesso nome che in italiano può tradursi con “Noi stessi” o “Noi soli”. E’ stato per molto tempo il “braccio politico” dell’Irish Republican Army (IRA), il movimento che lottò armi in pugno contro la presenza inglese nell’Irlanda del Nord, e che venne perciò accusato di terrorismo.

Pur avendo rinunciato ufficialmente alla lotta armata e ai metodi terroristici, ha continuato a mantenere una certa ambiguità, incarnata dal celebre Gerry Adams, presidente del partito fino al 2018. Dopo aver condannato ufficialmente un sanguinoso attentato dell’IRA, proprio Adams portò a spalla, durante il funerale, la bara di un attentatore dell’Irish Republican Army rimasto ucciso. Molti hanno l’impressione che il Sinn Féin non abbia rotto del tutto con il passato. E, del resto, neanche potrebbe farlo, giacché il suo nazionalismo a tutto tondo impone di considerare l’unificazione dell’isola, e la definitiva cacciata degli inglesi dall’Ulster, quale obiettivo principale.

Ebbene, la sua vittoria elettorale nell’Irlanda del Nord potrebbe offrire l’occasione per realizzare tale progetto. Anche se si teme una ripresa della guerra civile a causa della prevedibile ostilità dei protestanti unionisti del DUP (Democratic Unionist Party), fedelissimi alla regina e al Regno Unito, che governano l’Irlanda del Nord da tempo immemorabile. Leader del Sinn Féin nell’Ulster è una donna, la 45enne Michelle O’Neill, che ha subito parlato di “momento storico per la nostra politica e per il nostro popolo”.

I repubblicani hanno conquistato 27 seggi, i lealisti del DUP 24. Maggioranza quindi risicata, e non sarà facile per la O’Neill governare. Anche perché l’alta più oltranzista degli unionisti ha escluso la collaborazione con un partito che ha approvato per molto tempo il terrorismo dell’IRA. Assisteremo senz’altro a un’intensificazione della parate unioniste con le loro tipiche bandiere arancione.

Il rischio è che gli estremisti cattolici e quelli protestanti tornino a scontrarsi nelle strade. Gli uni per favorire l’unificazione con l’Eire, gli altri per impedirla. Una brutta gatta da pelare per Boris Johnson, che ha già un sacco di guai causati anche dai suoi comportamenti personali spesso oggetto di critiche feroci. Londra potrebbe essere costretta a governare direttamente l’Ulster, come ha fatto molte volte in passato, anche se il clima politico ora non favorisce affatto tale soluzione.

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