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In Australia, che è la maggiore potenza regionale del Pacifico del Sud, si è verificato un vero e proprio terremoto politico. I conservatori, che erano al governo dal 2013 con Scott Morrison, sono stati sconfitti dai laburisti. Il nuovo premier è Anthony Albanese, figlio di un italiano e di una irlandese. Il fatto è degno di nota poiché è la prima volta che un politico di origine italiana va al potere nel Paese dei canguri.

Si attendono cambiamenti significativi. Albanese è su posizioni ecologiste e ha promesso di trovare rimedi per i disastri naturali che hanno spesso colpito la nazione negli ultimi anni. Si pensi, per esempio, agli incendi enormi che hanno devastato gran parte del territorio, colpendo anche la fauna tipica del Paese. I celebri koala stanno rischiando l’estinzione, e anche la popolazione dei canguri sta diminuendo.

Inoltre il nuovo premier è repubblicano, e ha già fatto capire che proporrà di abbandonare il sistema monarchico che vige in Australia dopo l’indipendenza dal Regno Unito ottenuta nel 1901. Attualmente il capo dello Stato, infatti, è ancora la regina Elisabetta d’Inghilterra.

Non solo. Albanese è favorevole al disarmo nucleare, e questo potrebbe causare problemi con gli Stati Uniti. USA, Australia e Regno Unito hanno infatti dato vita alla nuova alleanza “AUKUS” in funzione anti-cinese. Gli americani forniranno alla marina australiana sommergibili a propulsione nucleare per aumentare le loro capacità difensive. Si vedrà ora se il nuovo primo ministro confermerà tale decisione.

Il principale problema dell’Australia è dato dal fatto che la nazione ha l’estensione di un continente (quasi 8 milioni di km quadrati), ma è pure sottopopolata (circa 20 milioni di abitanti, concentrati sulle coste). Per questo suscitò nel secondo conflitto mondiale l’appetito del Giappone, che progettò di invaderla e occuparla, rinunciando poi a causa delle difficoltà che l’impresa presentava.

Il Paese è sempre stato considerato un alleato chiave da USA e Regno Unito. Ancor più da quando la Repubblica Popolare Cinese ha avviato la sua politica di espansione nel Pacifico. E Albanese dovrà subito affrontare la questione, poiché la Cina sta rapidamente promuovendo accordi di alleanza e cooperazione con molti degli Stati insulari che circondano l’Australia.

Ha iniziato siglando un accordo “di sicurezza” con le Isole Salomone, che hanno una posizione strategica a circa 2000 km dalle coste australiane. Ora sta perseguendo la stessa strategia con gli arcipelaghi di Kiribati e Vanuatu, anch’essi piccoli, ma strategicamente importanti nello scacchiere del Pacifico.

Il timore di Washington e Londra e che Pechino intenda stabilire in queste isole delle basi militari e soprattutto navali, che sarebbero di grande aiuto per le sue mire espansive. Morrison e i conservatori si erano opposti nettamente a tale strategia, ma nelle capitali occidentali ora sorge il timore che i laburisti adottino un approccio più morbido, anche per non danneggiare i fiorenti rapporti commerciali con la Cina di Xi Jinping.

Mette conto notare che Joe Biden ha subito espresso simpatia per Albanese e le sue idee progressiste. Occorrerà però vedere se tale simpatia permarrà di fronte a eventuali cambiamenti della politica estera di Canberra.

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