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Quando l’India si è astenuta in sede ONU sulle risoluzioni che condannano la Federazione Russa per l’invasione dell’Ucraina, molti analisti ne hanno dedotto che New Delhi si stava allontanando dalla sua tradizionale politica di equilibrio tra i blocchi. Era – si disse – un’ulteriore prova dei profondi mutamenti che stanno cambiando l’ordine mondiale sin qui esistente.

Sembrava insomma che il grande Paese asiatico stesse abbandonando il campo democratico per schierarsi con le autocrazie, vale a dire Russia e Repubblica Popolare Cinese. Un vero e proprio tradimento, si pensò, giacché l’India ama autodefinirsi come “la più grande democrazia del mondo”.

Si è subito capito, però, che le cose non stavano esattamente in questi termini. La Federazione Indiana non ha voluto, in questo momento, schierarsi in modo aperto contro la Russia, anche perché memore dei tradizionali e solidi legami di amicizia che intrattiene con Mosca sin dai tempi della ex Unione Sovietica, rapporti che intende soprattutto in funzione anticinese. E che datano addirittura ai periodi in cui il governo di New Delhi era guidato da Jawaharlal Nehru e da Indira Gandhi.

In realtà, nonostante l’astensione sulle risoluzioni di condanna dell’aggressione all’Ucraina, l’India ha fatto sentire chiaramente la sua voce. Ha emesso un comunicato ufficiale in cui si ribadisce che l’ordine globale contemporaneo si basa sulla carta delle Nazioni Unite, sulla legge internazionale e sul rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati, concludendo che tutti i membri dell’ONU sono tenuti a rispettare tali principi.

Si tratta di una chiara condanna della “operazione speciale” voluta da Putin, ben diversa dalla posizione di Pechino che, invece, non ha mai emesso comunicati simili mantenendo un alto grado di ambiguità. Con questo l’India ribadisce di non volersi avvicinare ai regimi autocratici, mantenendosi nell’ambito delle democrazie.

Certo il Paese ha molti problemi. Il premier Narendra Modi sta favorendo in modo piuttosto sfacciato la maggioranza indù, a danno delle minoranze musulmana (che è molto consistente) e cristiana. Ciò non ha però impedito lo svolgimento di libere elezioni, che del resto si tengono in modo regolare nel Paese sin dalla sua indipendenza nel 1947.

Per comprendere l’importanza della Federazione Indiana, si noti poi che dopo la vicenda ucraina molti leader stranieri si sono recati in visita a New Delhi. Dal premier britannico Boris Johnson alla presidente UE Ursula von der Leyen, al ministro degli Esteri russo Lavrov. Il presidente USA Biden, dal canto suo, ha avuto con Modi un lungo colloquio virtuale da remoto. Tutti, insomma, comprendono che l’India è destinata a svolgere nel prossimo futuro un ruolo importante nello scenario globale.

Si prevede infatti che, nel 2024, l’economia della Federazione Indiana supererà Francia e Regno Unito diventando così la quinta potenza economica mondiale, mentre la sua popolazione diventerà maggiore di quella cinese. Il tasso di crescita resterà alto nonostante i disastri causati dalla pandemia di Covid 19.

L’India non può però avvicinarsi troppo alla Repubblica Popolare Cinese, poiché le due nazioni sono praticamente in guerra per il controllo di alcuni passi strategici nella catena dell’Himalaya. Nonché per i rapporti stretti tra Cina e Pakistan, che dell’India è nemico storico. Non sussiste quindi il pericolo che la Federazione Indiana stringa contatti più stretti con le autocrazie per causare ulteriori difficoltà all’Occidente.

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