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Nato, Russia e tanti equivoci. Com’era lecito attendersi, l’invasione russa dell’Ucraina ha rinfocolato i vecchi dubbi su quella che di solito si definisce “Espansione della NATO a oriente”. Che una tale espansione ci sia stata è fuor di dubbio e, del resto, l’ex presidente USA Bill Clinton ne ha rivendicato la paternità.

Pare di capire che, adottando una simile strategia, Clinton volesse impedire una resurrezione della vecchia URSS e nuovi tentativi di Mosca di ricostituire uno “spazio sovietico”. Il problema è che i russi, nonostante l’enorme estensione del loro territorio, soffrono di una sorta di “sindrome da accerchiamento”. Non vogliono, in altri termini, Stati stranieri che possano minacciarli schierando per esempio missili ai confini.

Si può anche capire, ma alcuni fatti curiosi vanno notati. Se le cose stanno così, come mai la Federazione Russa non si perita di continuare ad armare l’enclave, o “oblast”, di Kaliningrad, nuovo nome dato dai sovietici a Konigsberg, città natale di Immanuel Kant prima appartenente al Reich tedesco e poi annessa dall’URSS?

Eppure tale enclave è incuneata tra Polonia e Lituania, entrambi membri della Nato, e i missili collocati nel suo territorio possono facilmente colpire tutti i Paesi dell’Europa occidentale, Italia inclusa. Con questo voglio dire che le ragioni dei russi vanno certamente ascoltate e valutate, a patto che sia vero anche il contrario. In sostanza, non possono dire di sentirsi minacciati da missili troppo vicini ai loro confini, quando è evidente che fanno la stessa cosa con le nazioni contigue.

Il discorso dell’Ucraina è un caso a parte, poiché in quel contesto vi sono sentimenti antirussi molto forti, dovuti soprattutto – ma non solo – alle politiche di Stalin contro i “kulaki” che finirono per causare una tremenda carestia. Stupisce piuttosto che Vladimir Putin e il suo circolo ristretto non abbiano valutato bene la situazione, e che l’intelligence russa non abbia avvertito il presidente delle prevedibili difficoltà, poi sperimentate sul campo.

Eppure si tratta dei servizi eredi del vecchio KGB dal quale lo stesso Putin proviene. Forse un peccato di superbia e una sopravvalutazione del reale grado di efficienza delle forze armate russe? Del tutto plausibile, anche se in conflitti recenti tali forze armate avevano dimostrato di essere all’altezza.

E un altro fatto curioso va notato. L’invasione ha finito col rafforzare un’organizzazione come la NATO che prima era giudicata più o meno moribonda. L’atavica paura dell’orso russo ha spinto due Paesi nordici come Svezia e Finlandia, tradizionalmente neutrali, a chiedere l’adesione immediata all’Alleanza Atlantica. Seguite poi da nazioni geograficamente lontane come la Georgia caucasica.

E’ assai probabile, quindi, che la NATO si espanda davvero. Si tratta del classico caso di “eterogenesi dei fini”. Se voleva spaventare i vicini invadendo l’Ucraina il leader russo c’è pienamente riuscito, nonostante i risultati finora modesti conseguiti dal suo esercito. Ma questa mossa gli si è ritorta contro favorendo proprio ciò che non voleva: l’allargamento dell’Alleanza Atlantica, tra l’altro sempre più attiva nella fornitura di armi a Kiev.

Difficile ora fare previsioni precise. Forse la NATO, allargandosi a Nord e a Est, diventerà più efficiente togliendosi di dosso l’etichetta di ente inutile che Macron le aveva affibbiato non molto tempo fa. L’Europa, però, deve stare molto attenta poiché la vera guida della NATO è a Washington, e non a Bruxelles. Non è detto che gli interessi americani e quelli europei coincidano, come si può ben vedere nel caso delle sanzioni.

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