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Nostalgie sovietiche: giunge notizia che il deputato della “Duma” (il parlamento russo), Mikhail Sheremet, ha chiesto ufficialmente di sostituire con la vecchia bandiera sovietica l’attuale tricolore di ascendenza imperiale. Per ora ha avuto l’appoggio del Partito comunista presente in parlamento, erede del PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica).

Il fatto non sorprende più di tanto. Non si sono forse visti i vessilli rossi con falce e martello issati su parecchi dei tank russi che hanno invaso l’Ucraina? La nostalgia dei tempi in cui l’URSS era una superpotenza in competizione con gli Stati Uniti è ben viva in molte fasce della popolazione, che vedono l’attuale Federazione come emblema di decadenza e di perdita della precedente potenza, non solo militare.

Molti analisti ritengono che simili nostalgie siano presenti anche nella mente di Vladimir Putin, in passato dirigente del KGB, l’onnipotente servizio segreto sovietico. Lo zar moscovita nega che sia così. Tuttavia le sue mosse autorizzano a credere che vi siano elementi di verità in tale interpretazione.

Dopo tutto lo stesso Putin ha affermato che il crollo dell’URSS è stato l’evento più tragico della storia contemporanea. E ha stigmatizzato in più occasioni il comportamento di Michail Gorbacev, ultimo segretario del PCUS, accusandolo di debolezza e insipienza per non aver impedito la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

In effetti il leader russo ha sempre coltivato il disegno di ricostituire uno “spazio ex sovietico”. Si spiega così la sua attenzione per la “Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva”, in italiano “CSTO”, di cui fanno parte, oltre alla Federazione Russa, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Basandosi sui trattati di alleanza, Putin ha inviato le sue truppe per aiutare a sedare le rivolte recentemente scoppiate in Bielorussia e Kazakistan,

Dunque nostalgie sovietiche albergano realmente nella sua testa, ed egli sembra disposto a tutto affinché la Russia recuperi almeno in parte l’influenza militare e geopolitica che aveva nell’era sovietica. Il caso dell’Ucraina, in questo senso, è da manuale.

E’ noto a tutti che nella visione putiniana tale Paese è, con la Bielorussia, parte integrante della Russia, e considera la sua indipendenza come frutto di un complotto occidentale (e in particolare americano). Ciò spiega l’accanimento con cui persegue i suoi obiettivi a dispetto della forte resistenza ucraina.

C’è tuttavia un fattore che non può sfuggire al capo del Cremlino. L’Unione Sovietica crollò per due ragioni essenziali. In primo luogo per l’inefficienza della sua economia, basata su criteri collettivistici che non riuscivano a soddisfare la domanda di beni di consumo da parte della popolazione.

In secondo luogo per il tramonto dell’ideologia marxista-leninista che auspicava la rivoluzione mondiale secondo i canoni fissati da Marx, Engels e Lenin. Era, tale ideologia, convinta di aver trovato le leggi che regolano l’evoluzione storica. E tali leggi indicavano per l’appunto l’inevitabilità dell’avvento di una società comunista. Di qui l’influenza dell’URSS su tanti movimenti di liberazione in ogni continente, e la convinzione che alla fine il “socialismo reale” avrebbe prevalso.

Il problema è che nessuno oggi crede più a tale narrazione, il che significa che la vecchia URSS non può essere resuscitata. Le mosse di Putin si caratterizzano pertanto come manifestazioni del vecchio imperialismo russo, non certo capace di affascinare le folle – e soprattutto gli intellettuali – come era riuscita a fare l’Unione Sovietica. Si tratta solo di una politica di potenza, che non è in grado di attirare consensi.

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