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Parole e bombe, un mix che avvelena la pace. Ce la mettono tutta i protagonisti di questa guerra ibrida per portare a casa il trofeo della vittoria. Zelensky Palma d’oro della comunicazione parla con tutto il mondo in video conferenza, chiede aiuti per il suo popolo, quantificati in 500 milioni di dollari al mese, armi per respingere la brutalità dell’ invasore. Putin alla soglia dei 70 anni, indebolito dal tumore che mortifica la sua energia fisica, meno in sintonia tecnologica si esprime con il linguaggio delle bombe che piovono senza sosta sul terreno ucraino e distruggono tutto quello che toccano.

Zelensky si serve della propaganda, fa della devastazione in atto l’arma più potente delle sue accuse. Il Cremlino rettifica con meno successo, e si assolve giustificando l’aggressione come gesto estremo al grido di aiuto delle repubbliche separatiste del Donbass filo russe, afflitte dal 2014 da una guerra ancora in corso. Il mondo preoccupato da quest’onda anomala che sommerge tutti e tutto, si interroga sull’esito finale; terza guerra mondiale, tre parole da evitare. La condanna unanime sul conflitto , vede unita per la prima volta un ‘Europa che ha trovato nell’America uno sponsor determinato a rispondere con il fuoco agli attacchi altrettanto incendiari dell’aggressore.

La strategia delle sanzioni applicata con pugno duro, l’ultima quella dell’embargo al petrolio russo del 90% fissato a fine anno, riempie di soddisfazione e disagio Draghi costretto a dichiarare che sul fronte del gas, la dipendenza e’ ancora lontana per paesi come Italia e Germania, la strada del cambiamento e’ aperta indietro non si torna ha ribadito Draghi, la fiducia nei confronti della Russia e’ perduta, le sanzioni dureranno decenni, il Paese destinato all’oscurantismo. Dichiarazioni che non convincono gli esperti, la Russia non può restare isolata. Putin lo sa ed esercita l’arma del ricatto, tenendo bloccati 22 milioni di tonnellate di grano nel mar nero, minato dagli ucraini. Carestia alimentare alle porte del mondo, il conto più salato lo pagheranno i paesi africani, a rischio un’invasione planetaria nel Mediterraneo appesantito da decine di migliaia di sbarchi, centri di accoglienza al collasso, norme igieniche compromesse, nuove malattie in arrivo.

L’obiettivo di conquista del Donbass quasi raggiunto, Donestsk nuova Mariupol occupata al 90%, 12000 i residenti senza prospettiva di salvezza, i soldati sparano sui pochi pullman a disposizione, mancano cibo, medicine, gas luce. Il sindaco di Kherson filorusso non riconosciuto dagli ucraini fedeli a Zelensky applica la strategia di Putin, accerchiamento lento ma risolutivo, come e’ successo per l’acciaieria Azovstal. Diplomazia sempre più in affanno, affidata nelle mani di pochi interlocutori, Macron, Scholtz , Erdogan, un dittatore che mira ad ottenere benefici per il proprio Paese sposando la causa della pace fino ad oggi discutibile. L’UE gioca un ruolo secondario nella lista nera dei Paesi ostili, rispedito al mittente il piano sbandierato ai quattro venti di Di Maio, ininfluente nella trattativa il ruolo di Draghi che in ogni intervento pubblico riafferma il suo atlantismo insieme alla convinzione dell’ Alleanza unita per la vittoria dell’ Ucraina, l’ unica ha rimarcato Draghi in conferenza stampa che deve scegliere quale pace vuole.

Fa sorridere non più di tanto l’esternazione di Salvini propenso ad andare a Mosca, subito bollato di scarsa trasparenza e accusato di aver incontrato quattro volte l’ambasciatore russo. Gli Stati Uniti vessati da un’ inflazione al 9%, obbligati a restrizioni economiche con un Biden costretto a smorzare i suoi impulsi belligeranti e a dire no all’invio di missili di lunga gittata chiesti da Zelensky per respingere i russi fuori dal confine ucraino. Gli americani sin dagli inizi del conflitto avevano detto si agli aiuti ma non a superare il limite ed entrare a pieno titolo in una terza guerra mondiale che non fa bene a nessuno. Attenti alle parole utilizzate come mine vaganti, la Russia e’ la Russia, la campagna verbale di demonizzazione rischia di ritorcersi contro chi le applica, la luce in fondo al tunnel sempre più flebile, come la speranza di una pace necessaria per ricostruire gli equilibri perduti.

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