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La sorte di Taiwan appare sempre più incerta. Il presidente USA Joe Biden  ha detto pubblicamente che gli americani difenderanno militarmente l’isola in caso di attacco cinese. Ma è davvero possibile?

Taiwan è vicinissima alla Cina continentale, dalla quale la separa soltanto uno stretto braccio di mare. Ne consegue che Esercito, Marina e Aviazione della Repubblica Popolare la possono tenere sotto tiro senza problemi.

Gli Stati Uniti, invece, sono molto distanti e, oltre che sulle portaerei, per definizione vulnerabili agli attacchi missilistici, possono contare più che altro sui contingenti di cui dispongono in Giappone e Corea del Sud.

Una situazione problematica, insomma. E lo si è visto quando la speaker democratica della Camera USA, Nancy Pelosi, ha annunciato il proposito di recarsi in visita ufficiale nel piccolo Paese alleato.

Scontata, come già in altre occasioni, la reazione furiosa di Pechino, che considera visite di questo tipo alla stregua di vere e proprie dichiarazioni di guerra.

Non si sa ancora se Nancy Pelosi insisterà nel suo proposito. Mette però conto notare che lo stesso Biden ha manifestato dubbi al riguardo. Già  impegnato ad aiutare gli ucraini contro Putin, l’anziano presidente capisce che in questo momento non può impegarsi su due fronti. Anche a causa della sua grande debolezza interna.

Conoscendo il carattere forte dellla Pelosi, sembra improbabile che rinunci al suo progetto. Ma si rende conto di non avere in quuesto caso il pieno appoggio del presidente, che appartiene al suo stesso partito, quello democratico.

Del resto il ministero degli Esteri cinese ha emanato una nota sibillina: “ci stiamo preparando”. A csa non si capisce bene, forse a uno scontro militare diretto con gli USA?

Pechono non può dare segni di debolezza mentre il suo alleato russo sta facendo terra bruciata in Ucraina, infischiandosene altamente dei moniti dell’ONU e degli stessi accordi firmati con Kiev e Ankara per consentire il transito del grano ucraino, di cui molti Paesi – soprattutto in Africa – hanno un disperato bisogno.

La Repubblica Popolare considera l’eventuale visita di Nancy Pelosi una “provocazione”, e ha annunciato che reagirà con durezza e con ogni strumento possibile.

Dal canto suo il direttore della CIA, William Burns, ha detto che il problema non è più se la Cina vorrà riprendere il controllo di Taiwan, bensì “quando” lo farà.

C’è una sorta di rassegnazione in dichiarazioni di questo tipo, come se gli americani dessero per scontato che i cinesi sbarcheranno a Taiwan quando lo vorranno loro.

Per ora solo l’ex segretario alla Difesa di Donald Trump, Mike Pompeo, si è detto disposto ad accompagnare Nancy Pelosi sull’isola, mentre Pentagono e Dipartimento di Stato predicano grande prudenza. E questo la dice lunga sul mutamento degli equilibri di forza nel Pacifico negli ultimi anni.

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