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Washington Mosca, il telefono rosso squilla. Nulla di fatto sulla richiesta di “cessate il fuoco”, ma 75 minuti di conversazione fanno ben sperare secondo gli analisti , anche se sui contenuti non ci e’ dato sapere. Il G7 conferma l’intenzione di non riconoscere i confini conquistati con la forza, Zelensky aggiunge ” Non lasceremo al nemico nessuna citta”. Guerra ibrida e totale secondo Lavrov imperniata sulle armi e sulle continue provocazioni.

Sul fronte bellico missili e bombe comandano la scena, Odessa alterna momenti di vita serena, all’assuefazione delle sirene. Kiev ripopolata mostra il volto di una città liberata. Mykolaiv sotto assedio come Kerson, a Mariupol i pochi residenti rimasti aspettano notizie sui negoziati in corso per liberare le 1500 persone chiuse nell’ acciaieria. Zelensky non si sbilancia ma ammette che la situazione e’ difficile, di resa non si parla, una timida speranza nello scambio tra prigionieri russi e feriti ucraini allo stremo nell’acciaieria.

La Procuratrice di Kiev fiera di aver portato alla sbarra il giovane militare russo che confessa di aver ucciso per eseguire gli ordini, la settimana prossima sarà la volta di un altro militare reo di aver giustiziato due civili. In guerra si compiono azioni di cui a mente fredda ci si pente, in gioco molti i fattori , l’inesperienza dei giovani arruolati, la paura di essere catturati, il timore di essere giustiziati in caso di disobbedienz , violenze contro donne indifese di cui le pagine di guerra sono piene. Gli ucraini gridano vendetta e in nome della stessa sparano e uccidono per difendersi dall’invasore, non e’ tempo di tirare le conclusioni e’ tempo di adoperarsi perché questi soprusi cessino.

L’ intelligence di Kiev fa circolare voci sul grave stato di salute di Putin e sulla probabile destituzione, si fa spazio qualche nome Dimitri Koval 37 anni sorpreso in amichevole conversazione al fianco di Putin il giorno della parata. Gli esperti militari fanno notare che non rientra nella tradizione russa fare manovre e parlarne prima che siano concrete. La guerra del gas per ora non fa vittime importanti, Gazprom in risposta alla decisione della Finlandia di aderire alla Nato ha chiuso i rubinetti, la Presidente senza scomporsi ha comunicato di essere in attesa di rigassificatori. Non e’ oro quel che riluce, l’Europa mastica amaro non solo per il no di Orban al sesto pacchetto, ma anche perché molti paesi, Germania inclusa, stanno pagando in rubli. Erdogan che ha espresso il suo dissenso all’ entrata di Finlandia e Svezia covi di terroristi, costretto a fare marcia indietro, richiamato dall’ America ha giocato la carta che più gli conviene no a sanzioni che penalizzano le sue navi. Una guerra che nessuno vuole, una guerra che privilegia gli interessi e che in nome del potere uccide.

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