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Israele ha un governo di unità nazionale per dare una risposta unitaria all’attacco subito dalle Brigate Ezzedin al-Qassam di Hamas. Sarà un fronte solo ed unito contro i nemici di Israele che vanno ben oltre la sola Hamas.

Israele, fatto il governo, si prepara alla controffensiva nella striscia di Gaza ma soprattutto nella città omonima sede e roccaforte del Movimento Islamico di Resistenza. Per ora il perimetro terrestre ed il fronte del mare che bagna la striscia sono circondati dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF-Israel Defence Forces) mentre l’aviazione lancia continui attacchi su Gaza.

Civili ed Ostaggi

A Gaza sono presenti in condizioni precarie, senza acqua ed elettricità, centinaia di migliaia civili che sono stati invitati a lasciare la città. Per ora è complicato. Ci sono anche gli ostaggi catturati durante l’incursione. Questi vengono tenuti ben nascosti tra le abitazioni dei vicoli dell’insediamento urbano più densamente popolato al mondo o soprattutto nei tunnel sotterranei che attraversano Gaza. Un sistema di cunicoli che si snoda come una metropolitana di una grande città e che fungono anche da bunker, depositi di munizioni e armi oltre che da quartier generale protetto per i miliziani. E c’è una separazione tra quelli che possono usare i civili e quelli dedicati ad Hamas.  

Gli ostaggi rappresentano un punto cruciale perché ad un certo punto bisognerà fare delle scelte non sempre scontate e forse anche drammatiche. La presenza di uomini e donne di diverse nazionalità tra americani, francesi, tedeschi, italiani ed altre, pone dove ve ne fosse opportunità una delicata attività diplomatica internazionale. Gli americani difficilmente faranno intervenire le loro truppe speciali perché oltre il rischio non è per nulla chiaro quale gruppo o gruppi di miliziani detengono i sequestrati. Il Qatar ed il presidente turco Erdogan potrebbero porsi come intermediari. 

Per ora Israele ha detto che se non verranno rilasciati continuerà con il lancio di missili. E vista la situazione sa che questo non avverrà mai alle sue condizioni. Gli Ostaggi per Hamas purtroppo rappresentano una risorsa di guerra.

Risposta e minacce di escalation

Tutti si aspettano una risposta da Israele nel suo “diritto a difendersi” ma c’è chi l’avverte dall’astenersi da azioni folli perché la risposta sarà distruttiva. L’Iran che ha smentito un suo coinvolgimento nell’attacco ha diffidato Israele. Al paese degli Ayatollah si sono uniti anche quelli dell’asse della resistenza islamica. Israele sa che non può recedere perché non può apparire debole oltre quello che è già apparso subendo l’attacco improvviso e a sorpresa. E proprio su quest’aspetto la Repubblica Islamica, l’Iran, manda un messaggio a quegli stati dell’area, Arabia Saudita in testa, di diffidare di Israele perché non può garantire cooperazione di sicurezza ad altri quando non è stata in grado di garantire la sua.

Per ora si sta assistendo ad un’escalation di intenzioni che non promette nulla di buono. Hamas chiama alla lotta, guerra di fatto, le altre organizzazioni ostili ad Israele. Gli Hezbollah libanesi, i The Lions’ Del della Cis Giordania, le Brigate al-Quds della striscia di gaza, le Brigate dei Martiri di al-Aqsa e cosi via. Molti sono stati in qualche modo attivi nell’attacco e nelle azioni dei giorni successivi e si dicono pronti ad intervenire, in modi diversi, se Israele entra a Gaza o se gli USA intervengono nella guerra. L’Iran minaccia di bombardare Israele dai suoi territori, dallo Yemen e dal Libano se Israele dovesse attaccarla, oltre a far intervenire milizie dalla Siria.

Tutto è nebuloso ma all’orizzonte c’è il buio.