• Tempo di Lettura:3Minuti

Alfonso Signorini è noto agli italiani per la sua attività di giornalista ed opinionista in tv, oltre che per la conduzione del reality più famoso del Paese.

Non tutti sanno, però, che il direttore di Chi ha dovuto lottare per anni contro la leucemia. Signorini ha parlato della malattia anche in tv, sfruttando la sua notorietà per informare e sensibilizzare il pubblico sul tema. In tv ha anche raccontato come tutto è iniziato: “Il 23 dicembre di qualche anno fa ero in diretta a Kalispera. C’erano ospiti Christian De Sica e Sabrina Ferilli e non smettevo di sudare. A mezzanotte avevo 40 di febbre. Terminai la serata e andai al pronto soccorso del San Raffaele”.

“Mi fecero gli esami, mi diedero un antipiretico e mi mandarono a casa. La mattina dopo, vigilia di Natale, mi chiamarono: “Lei ha una leucemia mieloide, non si muova, ci vediamo il 27 per iniziare le cure“.

Il conduttore, nonostante abbia sconfitto il brutto male, si sottopone periodicamente a controlli per monitorare la situazione. Ha quindi destato molta preoccupazione il suo recente ricovero al San Raffaele. Una volta dimesso Signorini ha voluto tranquillizzare i suoi lettori scrivendo un editoriale su Chi in cui ha parlato della sua esperienza presso l’ospedale milanese. Nell’articolo, il giornalista ha voluto sentitamente ringraziare il personale medico che lo ha assistito nel corso della sua permanenza in ospedale.

L’editoriale

“Di recente mi sono ricoverato un paio di giorni per una serie di esami al San Raffaele, eccellenza ospedaliera alle porte di Milano. Ne sono uscito più ricco. Ho conosciuto medici straordinari, che svolgono il loro lavoro con entusiasmo e dedizione assoluta, che arrivano alle 9 di sera dopo una lunga giornata tra corsie e sale operatorie e che trovano ancora il tempo per venire in camera tua, nonostante la stanchezza stampata sul volto, a chiederti come stai. Esistono infermieri e infermiere che sanno ancora abbracciare, che conoscono ancora il valore di una parola buona, e anche il gusto di una sana risata per sdrammatizzare l’attesa del responso di un esame. Mentre mi trovavo dietro un paravento in attesa dell’anestesia, è venuta una dottoressa che non conoscevo, semplicemente per dirmi grazie per farle ogni settimana compagnia con i miei editoriali. E le sue parole, così affettuose, così sentite, in quel momento per me sono state una carezza d’amore. Uscendo dall’ospedale, ho respirato a pieni polmoni, non solo per il sole che mi scaldava la pelle e l’aria che sapeva d’estate, ma perché avevo davvero toccato con mano l’amore. Sì, perché l’amore esiste ed è davvero la cosa più bella che ci sia. Anche e soprattutto quello che si manifesta tra persone che non si conoscono e che ci fa sentire connessi, empatici con la vita e il cuore degli altri. Non è retorica, credetemi, è qualcosa di bello, a cui non siamo più abituati. E se la sofferenza serve a qualcosa, certamente serve anche a prendere coscienza di questo”.