Delia torna a parlare della polemica di Bella Ciao, “Mi dispiace se sono stata fraintesa”
Delia Buglisi è finita al centro di una polemica dopo la sua esibizione al Concertone del Primo Maggio, dove ha reinterpretato Bella Ciao modificando un passaggio del testo: la parola “partigiano” è stata sostituita con “essere umano”. Una scelta che ha immediatamente diviso il pubblico, scatenando critiche sui social e l’intervento di diversi volti noti, tra cui anche Alessandro Gassmann.
Dopo aver già provato a chiarire le sue motivazioni nelle ore successive all’esibizione, la cantante è tornata nuovamente sull’argomento con un lungo post su Instagram. Delia ha spiegato che il suo intento era quello di distinguere tra la figura storica del partigiano, inteso come combattente armato della Resistenza e le vittime civili dei conflitti contemporanei, a cui si riferiva con l’espressione “esseri umani”.
Nel suo messaggio ha espresso dispiacere per il fatto che la sua posizione sia stata fraintesa, sottolineando però di aver ricevuto anche grande affetto durante la performance a Piazza San Giovanni. La cantante ha ribadito una forte condanna verso tutte le guerre e verso chi prende decisioni che portano alla morte di civili innocenti, richiamando l’attenzione sui conflitti in corso in diverse aree del mondo, tra cui Ucraina, Iran e Gaza.
Secondo Delia, spesso l’attenzione pubblica si concentra su aspetti linguistici o simbolici, mentre passa in secondo piano la sofferenza reale delle persone coinvolte. Ha inoltre difeso il valore di Bella Ciao, definendolo un simbolo di libertà che può ancora oggi essere utilizzato per stimolare riflessione e consapevolezza. Nonostante le sue spiegazioni, le reazioni restano contrastanti: sui social continuano le critiche, ma non mancano anche utenti che difendono la sua interpretazione come un tentativo di rilettura attuale del significato del brano.
La scelta di modificare il termine “partigiano” in Bella Ciao può essere letta come un tentativo, forse ingenuo ma non necessariamente ideologico, di spostare l’attenzione dal contesto storico della Resistenza a una riflessione più ampia sulla sofferenza dei civili nelle guerre contemporanee. In questa prospettiva, l’intenzione sembra quella di non togliere valore al significato originario del brano, ma di ampliarlo. Tuttavia, proprio qui nasce il problema principale: intervenire su una parola così carica di storia senza tener conto fino in fondo del suo peso simbolico rischia di creare confusione più che apertura di senso.
Il termine “partigiano”, infatti, non è solo una figura generica di combattente, ma un riferimento preciso alla lotta antifascista e alla Resistenza italiana. Sostituirlo può dare l’impressione di una sorta di neutralizzazione del messaggio originale, come se si volesse evitare una presa di posizione storicamente definita. In realtà, però, più che una mancanza di schieramento politico, la scelta sembra nascere soprattutto da una comprensione parziale del contesto storico del brano, e quindi più da una forma di semplificazione che da una volontà di revisionismo.
Le reazioni forti che ne sono seguite, spesso cariche di attacchi personali, appaiono però sproporzionate rispetto all’intento dichiarato dall’artista. Si può criticare la scelta sul piano culturale e storico, evidenziandone i limiti e le imprecisioni, senza però trasformarla in un bersaglio mediatico.
Aspirante Giornalista. Laurea in Educatrice socio culturale e iscritta alla Magistrale di Comunicazione, Media Digitali e Giornalismo. Appassionata di temi sociali, gender studies e cronaca rosa.

