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di Giuseppe Esposito

La Finlandia con i suoi oltre 1300 Km di confine con la Federazione Russa, data la situazione in Ucraina, sente minacciata la sua sicurezza. Per questo chiede di aderire alla NATO. La Svezia gli fa eco e ugualmente chiederà di farne parte. La Finlandia ha ufficialmente avanzato formale richiesta al vertice NATO di Berlino. Il Cremlino ha definito l’adesione finlandese una minaccia alla sicurezza russa ed europea. Motivo per il quale, per ora, gli ha tagliato le forniture del gas.

La strada sembra essere in discesa. Se non fosse per alcune perplessità espresse dalla Turchia. Per bocca del suo ministro degli esteri, pur non negando la porta aperta, chiede ai due paesi nordici alcune garanzie su questioni di interesse comune.

Il presidente turco, Atalayar Erdogan (nella foto) giorni addietro aveva espresso dubbi sull’ingresso dei due paesi del nord Europa. In particolare per il loro atteggiamento nei confronti dei guerriglieri Curdi e del PKK. Considerati da Ankara gruppi di chiara matrice terroristica. E dichiarava pure che non avrebbe voluto ripetere lo stesso errore commesso dal suo paese nel 1980 quando avallò il rientro della Grecia nella NATO.

Se poi la Turchia al momento opportuno opporrà il veto si vedrà. Dipende ora dalle garanzie che i due paesi richiedenti gli offriranno. Analisti e esperti di questioni turche avanzano questa tesi: il presidente turco cerca di riscuotere il credito per l’impegno che sta mettendo nella risoluzione della crisi Ucraina. In questa situazione si pone come mediatore nelle trattative per un cessate il fuoco. Erdogan poi vuole far valere il peso politico e strategico della Turchia all’interno dell’Alleanza. Dopo gli USA, è seconda per consistenza di forze; inoltre spinge per ricevere il via libera all’acquisto di caccia F-16 americani. Fu estromisso, per volontà proprio di Washington, dal programma per i sofisticati aerei F-35. Aveva acquistato, infatti, sistemi missilistici di difesa S-400 russi non ritenuti compatibili per inter-operabilità con i mezzi dell’Alleanza.

Nei giorni avvenire le linee telefoniche dirette tra alcune capitali saranno roventi. I leaders occidentali, per primo Biden, cercheranno di ammorbidire le posizioni di Erdogan sull’ingresso nella NATO dei due paesi scandinavi. La consapevolezza è che qualcosa dovranno garantirgli.
Anche Mosca cercherà di parlare con Erdogan. L’obiettivo è prospettargli questioni geopolitiche legate al Mar Nero e/o economiche sulla fornitura di materie prime.

Ankara di sicuro sfrutterà la sua posizione di equilibrio tra NATO (di cui è membro), Unione Europea (a cui aspira a farne parte) e contendenti (Russia e Ucraina). A cui è legato per interessi geopolitici regionali ed economici.