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di Giuseppe Esposito

Fonti dell’intelligence ucraina riportano che i russi ripianificano la guerra a 120 giorni. Per ora fino ad ottobre di quest’anno. Poi si vedrà. Tutto dipende dall’andamento del conflitto nel Donbass e dai successi che potrebbero ottenere sul campo.
Gli Ucraini denunciano la carenza di armamenti e munizioni. Per avere un’idea, gli ucraini sparano il 10% dei colpi di quelli russi. Il rapporto è 10 a 100.

La controinformazione russa è molto attiva. Tramite blogger ha diffuso la falsa notizia che l’Ucraina avrebbe iniziato la mobilitazione delle donne. L’arruolamento si sarebbe dovuto concludere entro il 31 giugno. Kiev smentisce.

Il fronte del Donbass è sempre più caldo. I russi sostengono le operazioni di terra con raid aerei e fuoco d’artiglieria. Una combinazione letale.

A Kharkiv gli ucraini vanno in controffensiva. I russi difendono le posizioni sul terreno ucraino a ridosso della frontiera con la Federazione. Le artiglierie ucraine vengono tenute il più lontano possibile dalle retrovie in prossimità del confine.

La battaglia a Severodonetsk è sempre più dura. L’80% della città, per ora, è sotto controllo russo. Gli scontri si verificano nella zona industriale del polo chimico di AZOT. Li si concentra la resistenza delle truppe di Kiev. Nei sotterranei del complesso chimico sono rifugiati circa 800 civili tra dipendenti e cittadini comini. La situazione ci riporta ad Azvostal. I russi anche qui lanciano un ultimatum.
Le truppe di Mosca hanno fatto saltare i ponti della città, sul fiume Siverskyi Donetsk, che portano verso Lysychansk. Due sarebbero gli scopi. Il primo è di tagliare la linea di comunicazione lungo l’autostrada T1302 che da Bakhmut va a Lysychansk e Severodonetsk.
Il secondo è quello di isolare la resistenza ucraina ed impedirgli di ripiegare in ritirata dalla città. Anche i civili sono intrappolati.
Caduto l’ultimo ponte le forze ucraine non hanno altra scelta che “arrendersi o morire”. Così ha detto il portavoce dei separatisti filo russi Eduard Basurin.
Con l’abbattimento dei ponti i russi rinunciano alla via diretta per Lysychansk che rimane un obiettivo dopo Severodonetsk. A quella città tentano di arrivarci da sud, provenendo da Toshkivka e Popasna,.

Ad 85 km ad ovest di Sevrodonetsk c’è Sloviansk. Anche qui continuano gli sforzi offensivi delle truppe russe. L’avvicinamento avviene oltre che da Izyum e Lyman anche da Svjatohirs’k, Pryshyb e Tetyanivka. Tutte a Nord. Gli ucraini si oppongono ma sono in carenza di armamenti e munizioni. L’ostacolo naturale del fiume Siverskyi Donetsk può essere superato agevolmente utilizzando i passaggi nei territori delle ultime tre città.

Il presidente Zelensky è consapevole che il Donbass è cruciale per l’andamento della guerra. Dichiara che sul fronte orientale “ci sono perdite e sono dolorose”. La sua difesa è “vitale” e l’esito “darà un’indicazione” su come si orienterà la guerra con la Russia. Intanto Draghi, Macron e Sholtz sono attesi a Kiev. Porteranno solidarietà e sostegno ma Zelensky si aspetta molto di più.