“A Napoli il lavoro, quando c’è, è ‘a fatica, che non è traducibile col termine lavoro. Ci aiuta l’etimologia: il verbo latino fatigare, affaticare, ci dice che si tratta di un lavoro duro, che pesa sul corpo e sullo spirito. Un lavoro che lascia poco tempo ad altro, che richiede dedizione assoluta. Pensate al lavoro dei campi, che spezza la schiena, delle miniere, degli sterratori e così via. Ma pensate anche al lavoro dei ricercatori, dei filosofi, di chi si dedica allo studio in modo assoluto, senza lasciare che briciole di tempo ad altre attività. Di qui il detto: ‘a carne fa carne, ‘o vino fa sango e ‘a fatica fa jettà ‘o sango. Ci aiuta in questo senso Roberto Rossellini che affermò: “io ritengo Napoli una città estremamente civile; ebbene, nel vocabolario dei napoletani non esiste la parola lavoro, c’è solo fatica”. Pensandoci bene, c’è anche un proverbio che afferma: “Chi fatica magna; chi nun fatica magna e beve”. Considerazione amara, fatta da chi, attento alla varietà dei casi, si rende conto che si può guadagnare tanto anche senza faticà, ma in questo caso si tratta quasi sempre di attività da non imitare, disoneste o criminali, con le dovute eccezioni, è ovvio.
Sango, dal latino sanguis; jettà, dal verbo latino iectare”

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