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A pochi giorni dal cinquantesimo anniversario di uno degli album più celebri e iconici nella storia della musica mondiale, “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, David Gilmour, chitarrista e cantautore della band, compie 77 anni.

Chiamato nel 1968 per suonare al fianco di Syd Barret, sostituirà in seguito quest’ultimo e inizierà a tessere anche lui, assieme a Waters, Mason e Wright, la ragnatela del sound potente e rivoluzionario di questa band, destinata a realizzare capolavori immortali, che hanno reso Gilmour uno degli artisti più influenti e amati nella storia del rock.

Tra le pubblicazioni più apprezzate e di maggior rilievo sono da annoverare, oltre all’album già citato sopra, anche “Wish You Were Here”, “Animals” e “The Wall”.

Quest’ultimo album assume particolare rilevo, non solo a livello musicale, ma anche perché cela al suo interno i primi segnali di una frattura sorta nella band che vedeva “contrapposti” da una parte Waters, il quale poneva notevole attenzione nei confronti dei testi che egli concepiva fortemente come solidi strumenti di espressione, anche politica, nonché di critica e denuncia sociale; e dall’altra Gilmour e Wright, i quali preferivano di più dar voce alla genuina spontaneità e imprevedibilità dell’anima e dei suoi mutevoli colori, che esprimevano con un estro musicale non indifferente.

In realtà uno dei motivi, se non forse la principale ragione di questa storica divergenza tra Gilmour e Waters consisteva nel fatto che essi fossero entrambi simili, entrambi avevano infatti un carattere molto forte, permeato da una naturale tendenza a prevalere sull’altro e a imporre in maniera ostinata e determinata le proprie idee.

Nel 1984, poi, Waters si separerà dai Pink Floyd, mentre Gilmour, fatta qualche esperienza da solista, si porrà alla guida della band, diventandone il leader.