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Ci sono, anche se timidi, segnali positivi che si possa giungere ad un accordo per una tregua umanitaria con previsione del rilascio di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi. Se ne discuterà a Parigi.

Hamas rilascerebbe a scaglioni tutte le persone sequestrate durante l’attacco del 7 ottobre scorso in cambio di circa 3000 palestinesi detenuti nelle carceri di Israele. Da chiarire le modalità esecutive.

Tra i prigionieri che Hamas chiede indietro ci sarebbero anche quelli condannati a pene lunghe e per reati di terrorismo. È uno scoglio da superare perché una simile prospettiva riporta Israele indietro di qualche anno, al 2011, quando in cambio del soldato Gilad Shalit rilasciò 1027 prigionieri palestinesi. Tra quelli vi era anche Sinwar, attuale capo di Hamas nella Striscia e ricercato numero uno da parte delle forze di difesa israeliane.

Inoltre Hamas vorrebbe una tregua lunga almeno 6 settimane e che all’inizio della pausa si inizi a parlare anche di un cessate il fuoco permanente.

L’invio della delegazione di Tel Aviv nella capitale francese è già un segnale positivo visto che le settimane scorse non fu mandata. Sembra che il gabinetto di guerra di Israele sia stato compatto nella decisione di aderire ai colloqui di tregua di Parigi. Bisogna vedere quali saranno le reali intenzioni di Hamas e come reagirà Israele a fronte delle posizioni che porterà al tavolo delle trattative.

In attesa degli sviluppi dei colloqui Il ministro della difesa israeliano riferisce al responsabile USA per il Medio Oriente che le forze IDF si stanno preparando per condurre intense operazioni nella Stricia. Sempre Rafah all’orizzonte e più passano i giorni più l’IDF è vicino alla città.  

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