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CHE IMPORTA CHI AMIAMO? IO HO AMATO, E QUESTO DEVE BASTARE. VOI AMATE, E QUESTO CI RENDE UGUALI. UNITI NELL’AMORE. ABBIAMO BACIATO, ACCAREZZATO, ABBRACCIATO, CONSOLATO, ATTESO CON FOLLE FELICITÀ UN SUO SÌ.
PERCHÉ L’AMORE CONDIVISO È LA FORZA CHE CI RENDE MIGLIORI. ANCHE QUANDO È SFIORITO, ANCHE QUANDO CI HA LASCIATO, ANCHE QUANDO È UN RICORDO CHE BRUCIA CON LA SUA ASSENZA. NOI VIVIAMO D’AMORE.”

Sei la mia vita.
Ferzan Ozpetek.

Un romanzo buio e luminoso, morbido e duro, attraversato dalla morte ma che porta con sé un irresistibile inno alla vita: un testamento affettivo che Ferzan Ozpetek lascia, prima ancora che ai suoi lettori e spettatori, a se stesso.
Ho visto pochissimi film di Ozpetek e questo è il primo libro che leggo, lo ammetto. Sempre per quella cosa che ho, quell’allergia al troppo sentito dire, al troppo pubblicizzato.
Spesso questa mia tecnica inconscia ha motivo di essere, a volte no. In questo caso, se non avessi deciso di leggere questa pura e preziosa dichiarazione d’amore, avrei perso un’occasione.
Un’occasione per conoscere tutto l’Amore che c’è in giro per il mondo. Un’occasione per capire, una volta di più, che non conta chi ama chi, ma conta il fatto che esista un Amore pronto a combattere contro tutto e tutti per il solo obiettivo di essere libero di darsi a chi vuole.
Sei la mia vita è la vera storia di Ferzan Ozpetek, dell’uomo. La racconta al suo compagno durante un viaggio in auto che stanno facendo insieme verso una destinazione che conosceremo e capiremo bene solo alla fine del viaggio. Una storia che a tratti strugge, e sa anche essere melensa, ma basta ricordarsi chi sta parlando a chi, cosa gli sta raccontando, quanto si sta mettendo a nudo di fronte al mondo intero, per capire di cosa è capace l’Amore quando è vero.
Sei la mia vita però è anche il ritratto di una parte di storia italiana, della Roma anni Settanta soprattutto, di quartieri poco noti ma pieni di “una varia, eccentrica, stupenda umanità” e di “un mare di storie che chiedevano solo di essere raccontate”.
Raccontare una vita intera mentre si fa un viaggio: un’immagine intensa, che mi ha colpito e lasciato incantata, ad ascoltare. Come essere in auto con loro, seduti dietro, seguendo il paesaggio e la musica della voce narrante e guardando nello stesso tempo una vecchia pellicola.
Non in digitale però, attenzione, perché, lungo il percorso si incontrano personaggi noti, idee, spunti e riferimenti ai film più famosi, si viaggia da Istanbul a Parigi passando per l’estate romana su spiagge meno note, “un posto magico, dove eravamo tutti uguali”, si conoscono i motivi e gli spunti che hanno fatto diventare Ozpetek dal giovane studente di cinema che era al personaggio maturo, vero e reale, che è oggi.

Ma, come già detto, il regista che davvero sovrintende l’intero incredibile film che è la vita di Ozpetek, è l’Amore.
In tante, diverse forme.
Dall’amore per gli amici, la sua famiglia di adozione che si è rivelata il palazzo romano su Via Ostiense che ha da sempre abitato e dove si riuniva ogni domenica a pranzo l’intera compagnia, all’amore per alcune donne, a quello per il proprio lavoro, fatto e vissuto con onestà e impegno, all’amore per una madre che ti accetta per come sei e non per come ti vorrebbero gli altri, per finire con l’amore della sua vita, colui che diventa la vita stessa, quello per cui Ferzan è capace di abbandonare tutto:

LA MIA VITA È LA TUA E ORA TE LA RACCONTERÒ, PERCHÉ DOMANI SARÀ LA NOSTRA.

Sì, le riconosco anch’io le frasi al limite dello sdolcinato, quelle che ti fanno smuovere l’ anima. Si lo ammetto sono una lettrice al limite del romanticismo e riconosco quel sentimento, lo vedo vero e puro.
Dove si vedono tutti i colori dell’ arcobaleno, il Rosso dell’ Amore possibile, il viola di quello perduto, il verde dell’ amicizia e il giallo della felicità assoluta.

Amate, leggete, e auguratevi di trovare, ad un certo punto della vostra vita, un amore così. Lo meritate, lo meritiamo tutti!

Sei la mia vita
Buona lettura.