Lo scorso 5 aprile il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha firmato un decreto che abolisce definitivamente la censura cinematografica in Italia.
L’intervento, ai sensi della Legge Cinema, prevede, inoltre, la sostituzione della Commissione censura con la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura.
Non sarà più possibile, quindi, disporre il divieto assoluto di uscita in sala né di uscita condizionata a tagli o modifiche.
Si tratta di una svolta importante per il cinema italiano e non solo.
Secondo il Ministro è stato «definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti». 

Censura: il decreto attuativo

Il decreto attuativo prevede che i film destinati al cinema siano divisi in quattro categorie: quelli adatti a ogni tipo di pubblico e quelli vietati ai minori di 6, 14 e 18 anni. In base alle nuove regole, a proporre la categoria ritenuta più adeguata per ogni film saranno direttamente i produttori. Solo a quel punto la Commissione potrà confermare la categoria o, al massimo, proporne una diversa. 

La Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche

La nuova Commissione, che resterà in carica per tre anni, sarà presieduta da Alessandro Pajno, Presidente emerito del Consiglio di Stato.
Sarà composta da 49 componenti. I membri saranno scelti tra esperti di comprovata professionalità e competenza nel settore cinematografico e negli aspetti pedagogico-educativi connessi alla tutela dei minori o nella comunicazione sociale, nonché designati dalle associazioni dei genitori e dalle associazioni per la protezione degli animali.

La censura in Italia

Nel nostro Paese la censura cinematografica fu istituita con il Regio Decreto n. 532 del 31 maggio 1914.
Fu in particolare nel secondo dopoguerra che la censura cinematografica in Italia, sulla base di una legislazione potenziata dal fascismo, mise nel mirino ogni opera non convenzionale, accomunando capolavori a film di modesta levatura. Basti pensare alle denunce di tutti i film di Pier Paolo Pasolini fino alla condanna con distruzione delle bobine di “Ultimo tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci. Ricordiamo ancora i tagli a “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti e il sequestro di “Il pap’occhio” di Renzo Arbore, per citarne alcuni.
Con il tempo la sua applicazione ha cambiato forme molte volte, passando da un rigido controllo morale, religioso e politico delle pellicole a una funzione più che altro di tutela, soprattutto dei minori.