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La centrale nucleare di Chernobyl fu costruita all’inizio degli anni ’70, in epoca sovietica, nell’Ucraina settentrionale. Era composta da 4 reattori a fissione nucleare alimentati ad uranio ciascuno in grado di erogare 1GW di potenza elettrica; circa il 10% dell’elettricità dell’Ucraina. Contemporaneamente alla centrale fu costruita anche una cittadina per ospitare i lavoratori e le relative famiglie.

Il disastro di Chernobyl

Il 25 aprile 1986 per testare l’efficienza del reattore in caso di mancanza di alimentazione elettrica esterna fu programmato lo spegnimento del reattore n°4.
Per eseguire questi test, venne rallentata la fissione abbassando le barre di controllo e disattivando manualmente il sistema di raffreddamento d’emergenza.

Queste operazioni preliminari vennero concluse verso le ore 14.00 in quanto si prevedeva di procedere con il test entro i successivi 15 minuti, ma il programma subì un ritardo a causa di un malfunzionamento di un’altra centrale non molto distante da Chernobyl.
In quel momento il gestore della rete elettrica nazionale segnalò la necessità di mantenere elevata la potenza per supplire alla carenza di fornitura della centrale che stava subendo il guasto. Diverse ore dopo il problema venne risolto e il test a Chernobyl poté cominciare.

Il test che sarebbe dovuto iniziare durante il turno mattutino del 25 aprile slittò dunque al turno di notte del 26 sotto il controllo di una parte del personale non preposta a quel lavoro.
Il capoturno Akimov ordinò di abbassare la potenza elettrica ma il responsabile del controllo del reattore Toptunov commise un errore introducendo le barre di controllo troppo in profondità causando un crollo della potenza maggiore di quello previsto. Contemporaneamente vennero attivate le pompe di raffreddamento extra causando un ulteriore crollo di potenza.

Centrale Chernobyl

In queste condizioni, nel reattore cominciò ad accumularsi Xenon-135 che si rivelò una delle cause principali del disastro.
Per accelerare la risalita della potenza e quindi concludere il test, furono estratte quasi tutte le barre di controllo eccetto 6, ben oltre quello che indicava il protocollo di sicurezza che prevedeva di lasciarne inserite almeno 30.

Questo portò il reattore ad una situazione pericolosamente instabile all’insaputa degli operatori; la reale attività del reattore infatti era mascherata dalla folta presenza di Xenon-135 non riportata sui pannelli di controllo.

Lo scoppio

Il test terminò ufficialmente alle ore 1.30 del mattino del 26 aprile e come da programma venne premuto il pulsante di spegnimento del reattore e il meccanismo di inserimento delle barre di controllo.
A questo punto però, la temperatura del nocciolo del reattore divenne molto più alta di quella indicata sugli schermi e l’intenso calore deformò le barre di controllo impedendole di raggiungere la loro posizione.

Centrale Nucleare Chernobyl

La potenza nel reattore raggiunse i 33GW circa 10 volte la normale potenza innescando cosi il processo di fusione del combustibile. La temperatura del reattore salì velocemente oltre i 2000°. Le strutture di mantenimento fusero i materiali compositori della struttura stessa iniziando a reagire chimicamente tra di loro. L’acqua di raffreddamento diventò vapore super critico e la pressione produsse una tremenda esplosione. L’incendio che ne derivò iniziò a liberare nell’atmosfera grandi quantità di gas radioattivi.

Le ore successive al disastro

La notizia dell’incidente arrivò solo la mattina seguente a Mosca all’epoca con a capo Gorbaciov il quale istituì una delegazione composta da alcuni dei più eminenti scienziati dell’Unione con a capo l’accademico Valerij Legasov vicedirettore dell’Istituto per l’energia atomica Kurchatov.
In questa delegazione Gorbaciov collocò anche membri del KGB incaricati di riportargli tutto ciò che accadeva a Chernobyl.

Dall’edificio si alzò una colonna di fumo alta 1 km e le radiazioni, anche a causa dei venti, si propagarono rapidamente nelle campagne adiacenti fino a raggiungere la città di Prypjat dove alloggiavano i lavoratori della centrale. Gli strumenti registrarono un livello di radioattività 600 volte superiore allo standard, lo sgomento e la paura era tanta che in un primo istante si credeva che questi non funzionassero correttamente.

Nonostante il pericolo a cui erano stati sottoposti i cittadini si ordinò l’evacuazione totale della cittadina solo nel tardo pomeriggio del giorno dopo il disastro. Dai veicoli militari trasmettevano con i megafoni il messaggio:

“Attenzione, cari compagni!

Il Consiglio Comunale informa che, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Cernobyl, nella città di Prypjat le condizioni dell’atmosfera circostante si stanno rivelando nocive e con alti livelli radioattivi.

Il Partito Comunista, i suoi funzionari e le forze armate stanno dunque adottando le dovute misure. Tuttavia, al fine di garantire la totale incolumità delle persone, e in primo luogo dei bambini, si rende necessario evacuare temporaneamente i cittadini nei vicini centri abitati della regione di Kiev. A tale scopo, oggi 27 aprile, a partire dalle ore 14:00, saranno inviati autobus sotto la supervisione della polizia e dei funzionari della città. Si raccomanda di portare con sé i documenti, gli effetti personali strettamente necessari e prodotti alimentari di prima necessità.

Gli alti dirigenti delle strutture pubbliche e industriali della città hanno stabilito l’elenco dei dipendenti necessari per rimanere a Prypjat e garantire il normale funzionamento delle aziende cittadine. Tutte le abitazioni, durante il periodo di evacuazione, saranno inoltre sorvegliate dalla polizia.

Compagni, lasciando temporaneamente le vostre case, non dimenticate per favore di chiudere le finestre, di spegnere tutte le apparecchiature elettriche e a gas e di chiudere l’acqua. Si prega di mantenere la calma, l’ordine e la disciplina durante lo svolgimento di questa temporanea evacuazione.

Il reattore continuò a bruciare per giorni fin quando un gruppo di scienziati tentò di spegnerlo con l’ausilio di elicotteri sganciando tonnellate di boro, silicati, sabbia e piombo in quanto materiali ritenuti
adeguati a soffocare l’incendio e schermare le radiazioni.

Molti operatori erano consapevoli che lavorando così vicino al cratere sarebbe costato loro la vita ma fu quel sacrificio, per quanto possibile, a limitare i danni alle altre popolazioni europee. In totale gli sfollati furono circa 116000 persone.

L’insabbiamento del disastro di Chernobyl

I sovietici che fino ad allora erano stati sempre molto restii a divulgare notizie, all’inizio del mese di maggio, complice i dubbi e i sospetti della popolazione, furono costretti a rivelare al mondo l’incidente che accadde quella notte.

Il 15 maggio Gorbaciov tenne un discorso in cui lasciò intendere l’entità della catastrofe. In seguito il Cremlino indisse una conferenza stampa a Mosca davanti a circa 100 giornalisti rilasciando mezze ammissioni. Poco dopo venne istituita una seconda conferenza internazionale a Vienna durante quale diversi scienziati sovietici avrebbero dovuto rilasciare i dati dell’incidente.

A capo della conferenza di Vienna vi era Valerij Legasov guidato dalla linea della trasparenza dettata dal Cremlino. Tuttavia questa riunione venne svolta, al contrario di quel che si era detto, a porte chiuse anche per la stampa. In quell’occasione Legasov parlò per più di 5 ore rilasciando previsioni sconcertanti: il bilancio dei morti per i decenni a venire sarebbe stato pari a 50.000 decessi.

Queste previsioni però furono rifiutate dai Paese occidentali in quanto l’industria nucleare all’epoca era molto fiorente sia in Europa che in America, questo fu il motivo per il quale vietarono la pubblicazione del documento di Legasov.

Il vicedirettore dell’Istituto per l’energia atomica incalzato quindi dalla comunità atomica internazionale si assoggettò alle loro volontà. Il 26 aprile 1988 alle ore 1.24 del mattino Legasov si tolse la vita.

Valerij Legasov

Promesse non mantenute, vite perse e radioattività

La nube di gas radioattivi dall’Ucraina si stava spostando rapidamente verso il nord-est Europa raggiungendo prima la Bielorussia e poi il Mar Baltico.

Si stima che la quantità di gas radioattivo rilasciato in atmosfera sia 200 volte superiore a quello prodotto dalla bomba di Hiroshima.
La nube raggiunse presto anche la penisola italiana tanto che le autorità vietarono per mesi il consumo di alimenti a rischio come latte e insalata.

Nei mesi successivi si lavorò per mettere in sicurezza il reattore ma un nuovo imprevisto rallentò le procedure di messa in sicurezza.
Sul tetto del reattore 3 vi erano tonnellate di grafite altamente radioattiva fuoriuscite dall’esplosione. All’epoca dei fatti la Germania dell’ovest inviò dei rover telecomandati per eliminare i detriti. Tuttavia questi smisero di funzionare a causa delle forti radiazioni. Ancora una volta quindi furono gli uomini ad essere sacrificati in cambio di indennità, auto e case mai arrivate.

The Robot gli uomini eroi di Chernobyl

La costruzione dei “SARCOFAGI” di Chernobyl

Alla fine dell’autunno 1986 terminò la costruzione del “sarcofago” una struttura in cemento capace di coprire il cratere e contenere, per quanto possibile, le radiazioni. La velocità della realizzazione e la scarsa qualità dei materiali furono le cause del veloce deterioramento e danneggiamento della struttura.

Alla fine degli anni ’90 venne progettato un nuovo sarcofago capace di resistere per almeno 100 anni e la sua costruzione fu terminata nel 2016 grazie ad un progetto comune tra Ucraina, UE e Stati Uniti.

Sarcofago centrale Chernobyl

L’esplosione e l’esposizione alle radiazioni costò la vita a 65 persone ma la stima delle vittime nel corso degli anni si aggira intorno alle 2 milioni, la maggior parte colpite da tumore alla tiroide.

Quella che doveva essere un’evacuazione temporanea si rivelò tutt’altro tanto che ad oggi la città di Chernobyl è ancora disabitata e frequentata solo da animali selvatici.