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L’offensiva delle truppe IDF su Rafah sembra debba avvenire quanto prima. Per ora Israele non ha dato segni di ripensamento in tal senso. Le dichiarazioni dei giorni scorsi non lascerebbero dubbi sulle prossime azioni di Israele. La guerra è solo quella potrà sconfiggere Hamas e riportare gli ostaggi a casa. Di questo è convinto Netanyahu e quelli del suo governo. L’ANSA riporta che il ministro del gabinetto di guerra Gant ha detto “o i nostri ostaggi torneranno o espanderemo la guerra a Rafah”. Neanche durante il mese del prossimo Ramadan, che inizierà il 10 marzo, si fermerebbe l’offensiva su Rafah.

Le pressioni internazionali sono continue così come le preoccupazioni per le sicure e devastanti ripercussioni sui civili. Nell’area di Rafah oltre agli abitanti ci sono anche gli sfollati affluiti dal nord e dal centro, parliamo di oltre 1.300.000 civili tra anziani, donne, bambini in condizioni precarie ed al limite. Li è la loro ultima fermata perché oltre non c’è altro posto dove andare se non in Egitto.

L’Egitto è preoccupato della situazione nel sud della Striscia con cui confina per 12 Km. È una frontiera internazionale stabilita con il trattato di pace tra Cairo e Tel Aviv nel 1979. Lungo esso corre la zona cuscinetto chiamata Filadelfia Route che rende più agevole il controllo.

L’Egitto teme che le persone, nella situazione che si verrebbe a creare a Rafah, spingerebbero per entrare nel Sinai. Il Cairo ha già rafforzato la sorveglianza lungo il confine. Sta anche erigendo un muro di oltre 10 km per evitare ondate di profughi palestinesi e si prepara anche organizzando un campo di tende per 100.000 persone.

Al valico di Rafah la tensione che è aumentata a seguito dell’uccisione da parte della polizia di Hamas di un ragazzo che cercava di prendere del cibo dai camion degli aiuti umanitari. E Questo avrebbe fatto scattare una protesta con cori anti Hamas.

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