San’a’, Yemen – Donald Trump non si arrende e mette sempre più in difficoltà il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden. L’ultima mossa dell’amministrazione del Tycoon è l’inserimento del movimento yemenita Houti nella lista nera delle associazioni terroristiche.

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Trump mette i bastoni tra le ruote a Biden…ancora

Mike Pompeo, segretario di stato dell’amministrazione Trump, ha difatti annunciato che il Dipartimento di Stato notificherà in tempi “brevi” al Congresso la volontà di designare il movimento sciita dello Yemen come un’organizzazione terroristica. Questa mossa rischierebbe di vanificare gli sforzi del prossimo presidente eletto nella riapertura di canali diplomatici con l’Iran. Nel programma di Biden infatti, era ben chiara la volontà di riportare pace e alleanze nei paesi confinanti lo Yemen, tra cui l’Arabia Saudita con il quale è intenzionato ad aprire pacifici canali diplomatici.

In un paese come lo Yemen che si è visto schiacciare dalla guerra con milioni di sfollati e quasi 100 mila perdite, quella di attuare una soluzione “umanitaria” poteva essere una via di fuga dalle bombe.

Il tweet di Pompeo

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 La risposta dei ribelli Houti

Dalla loro gli Houti rispondono a tono ad una decisione che non va affatto a genio soprattutto in vista della nuova amministrazione Biden. Condannata la decisione di Pompeo, il movimento ha dichiarato che “risponderanno con ogni mezzo a loro disposizione perché sono gli americani ad essere all’origine del terrorismo; così come lo sono le azioni e la politica di Trump. Ogni loro decisione è condannabile e noi abbiamo il diritto di rispondere”, queste le parole di Mohamed Ali al-Houthi. “Il nostro popolo se ne infischia di come ci considera Trump, egli stesso è a capo dell’eccidio yemenita”, conclude il responsabile.

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La posizione dell’Iran

Anche il portavoce del ministero degli esteri iraniano ha confermato che questa scelta degli States, così come la mossa della scorsa settimana di designare come nuovo presidente del movimento popolare iracheno allineato all’Iran Falih al-Fayyadh, è destinata a fallire.

Da Teheran arrivano le dichiarazioni di Saeed Kathibzadeh: “È piuttosto chiaro che questa ennesima mossa errata degli Stati Uniti trova motivazioni nella loro indesiderabile condizione nell’Asia occidentale”. Chiudendo de facto sbocchi per nuove trattative e canali diplomatici, almeno fino all’abbandono di Trump.

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Aiuti umanitari in meno

Una delle conseguenze dell’approvazione di questa scelta sarà di sicuro una maggiore scarsità di aiuti umanitari. A questo proposito si espone il Norwegian Refugee Council, una delle principali agenzie umanitarie attive in Yemen. A loro modo di vedere, la decisione di Pompeo “ostacolerà la capacità delle agenzie umanitarie di rispondere ai bisogni dei yemeniti”.

“La già vacillante economia del paese subirà un ulteriore colpo devastante”, le parole del capogruppo Mohamed Abdi. “Portare cibo nello Yemen – un paese che vive per circa l’80 per cento di importazioni – sarà ancora più complicato”.

Se il Congresso in stanza al Campidoglio accoglierà positivamente questa scelta saranno tempi duri per un’amministrazione che ancora deve iniziare. Joe Biden potrebbe pagare la scelta di non ricorrere alle opzioni tanto discusse (25° emendamento e impeachment), vedendo approvare il giorno prima dell’inizio del suo mandato, il primo grattacapo da risolvere.

FONTE: La Repubblica, Al Jazeera

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