di Corinne Bove

Festival Ville Vesuviane, con “il cantastorie” Buttafuoco tra Oriente e Occidente. Il lupo e la luna, una narrazione favolistica tratta dal libro di Pietrangelo Buttafuoco e interpretato magistralmente dallo stesso autore che di professione fa il giornalista. Nell’ambito del Festival delle Ville Vesuviane , nella cornice di Villa Campolieto a Ercolano, Buttafuoco nel suo monologo racconta le vicende del protagonista Scipione il cicalazadè, che allontanato dalla sua Messina si ritroverà al comando dell’esercito Ottomano. La sua vita si alterna tra battaglie, conquiste, bottini e conoscenze che lo catapultano in un mondo assai diverso da quello che ha lasciato fisicamente ma non col pensiero. Le nuove esperienze non lo allontanano infatti dal desiderio di ritornare nella sua terra natia per un abbraccio della madre Lucrezia. Buttafuoco grazie alla regia di Giuseppe di Pasquale assume la figura di un cantastorie, dove il racconto non è solo un elenco di “fatti” ma un viaggio attraverso culture, un confronto- scontro tra Oriente e Occidente tra atmosfere drammatiche ma al contempo magnificamente affascinanti che attraverso musiche arabeggianti raggiungono il loro climax nell’alternarsi di scenografie studiate e curate allo scopo di dare movimento e pathos alla storia. Una narrazione che è anzitutto conoscenza. Un incontro tra Islam e cattolicesimo , tra musulmani e cristiani attraverso la figura di uno Scipione che del lupo se ne fa simbolo fin quando non viene ammaliato dalla dama fatta luna, una metafora che decreta il riposo del guerriero, ovvero la meta desiderata e raggiunta. “Il lupo e la luna vissero felici e contenti…..” esprime in toto la potenza catartica e liberatrice ad appannaggio di una dimensione solitaria molto spesso percepita anche quando non si è soli.

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