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FRANCIA – Decisione storica quella di oggi a Versailles dove 925 parlamentari francesi, deputati e senatori, riuniti oggi in Congresso hanno approvato l’inserimento del diritto all’aborto nella Costituzione francese.
La Francia è il primo paese che ha deciso di inserire l’interruzione volontaria della gravidanza nella propria carta fondamentale. Sono stati 780 i voti favorevoli e 72 i contrari, quindi ben al di sopra della soglia minima richiesta di 512 voti, cioè i tre quinti dell’assemblea.
Per due anni, sia il Parlamento che il Governo francese hanno lavorato su questa proposta, che include nell’Articolo 34 della Costituzione “la libertà garantita alle donne di interrompere la gravidanza“, rendendola molto più difficile da ostacolare legalmente. L’esito della votazione era abbastanza prevedibile, in quanto entrambe le camere avevano già espresso il loro sostegno nei giorni scorsi, ma si trattava dell’ultimo passo necessario per approvare definitivamente la legge: per modificare la Costituzione, la legge doveva infatti essere votata da almeno tre quinti dei membri dell’Assemblea e del Senato, riuniti in sessione congiunta nel cosiddetto Congresso di Versailles.
Il voto è stato seguito da moltissime persone in diretta da Place du Trocadéro a Parigi, dove diverse associazioni femministe in collaborazione con il comune hanno montato un maxi-schermo con l’obiettivo di celebrare un «evento festoso e storico».

LA REAZIONE DEL VATICANO

Il Vaticano, attraverso una dichiarazione rilasciata dalla Pontificia Accademia per la Vita, ribadisce che “nell’era dei diritti umani universali, non può esistere un diritto di porre fine a una vita umana”. L’Accademia ha espresso il suo sostegno alla posizione della Conferenza Episcopale Francese (CEF), che aveva già sottolineato il 29 febbraio che “l’aborto, che rimane un attacco alla vita fin dall’inizio, non può essere visto esclusivamente dalla prospettiva dei diritti della donna”. Si rammarica che il dibattito in corso non abbia menzionato misure di sostegno per coloro che desiderano tenere il proprio figlio”.

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