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La recente liberazione a Gaza di quattro ostaggi ad opera delle forze speciali israeliane ha ridato speranza ai parenti di coloro che sono trattenuti. Ma su di loro si abbattono, come un macigno, le parole dei leader di Hamas. Dicono ai carcerieri di uccidere gli ostaggi se dovessero avvertire la presenza delle forze israeliane nelle vicinanze dei nascondigli per liberare gli ostaggi. Ed è per questo che una tregua è l’unica via per riportarli a casa senza rischi. Sono ancora 120 le persone sequestrate ancora in mano delle milizie palestinesi e non c’è certezza su quanti siano ancora in vita. Molti ostaggi vengono nascosti in aree densamente popolate o nel labirinto di cunicoli sotterranei dove Hamas sa muoversi con dimestichezza. Questo rende le operazioni di recupero israeliane estremamente complesse e rischiose. Non solo per chi deve operare ma soprattutto per la popolazione civile che si trova tra due fuochi.

Dopo il blitz arrivano spiragli per il dialogo e la tregua. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha approvato una bozza di risoluzione per un cessate il fuoco presentata dagli Stati Uniti. Solo la Russia si è astenuta. La proposta prevede le condizioni per avviare una tregua che porti verso un cessate il fuoco pieno e completo, il rilascio degli ostaggi ancora vivi detenuti da Hamas, lo scambio di prigionieri palestinesi e la restituzione degli ostaggi morti.

Hamas ha fatto sapere che è pronta a negoziare i dettagli della bozza di risoluzione. Ma già pone delle condizioni come il ritiro delle forze di Israele dal valico di Rafah e dal corridoio Filadelfia. Inoltre Israele deve accettare un cessate il fuoco permanete da subito senza dilazione. Gli americani avvertono che se il piano presentato dovesse naufragare la colpa sarà di Hamas. Il Segretario di Stato Blinken è stato ancora più specifico e ha detto che tutto dipende dalle decisioni di “qualcuno” che si nasconde decine di metri sotterra a Gaza (è chiaro il riferimento a Yahya Sinwar).    

Il piano presentato dagli USA al Consiglio di sicurezza, ed approvato, è lo stesso che aveva avanzato Biden il 31 dicembre scorso ai mediatori ed alle parti. È articolato in tre fasi:

  • la prima fase prevede un iniziale cessate il fuoco con uno scambio di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi;
  • la seconda fase vedrebbe la “fine permanente delle ostilità”, il ritiro delle forze israeliane da Gaza ed un notevole aumento degli aiuti umanitari con ingresso di più camion nella striscia;
  • la terza fase si concentra sul futuro della Striscia e partirebbe con un piano pluriennale per la ricostruzione di Gaza; si avrebbe anche la restituzione completa dei corpi degli ostaggi morti.

Israele o meglio il gabinetto di guerra israeliano, secondo gli americani, sarebbe favorevole. Non è chiaro come la posizione del gabinetto, ora priva del ministro Gantz dimissionario, possa trovare conferma nel resto del governo la cui sopravvivenza è garantita oltre che dalla destra di Netanyahu, dall’appoggio dell’estrema destra sionista e dalle fazioni ultra-ortodosse.

L’estrema destra del governo è rappresentata dal ministro delle finanze e da quello della sicurezza interna. I due ministri sono dei falchi, auspicano l’uccisione di tutti i leader di Hamas e che si proceda con l’invasione di Rafah. Inoltre vogliono combattere gli Hezbollah nel Libano e chiedono il bombardamento delle strutture nucleari iraniane. E questo atteggiamento preoccupa molto gli USA.

Poi c’è una fonte anonima israeliana, riportata da alcune agenzie di stampa, che fa sapere che Israele non porrà fine alla guerra prima di aver raggiunto tutti i suoi obiettivi di guerra: distruggere Hamas militarmente e politicamente, liberare tutti gli ostaggi e garantire che Gaza non rappresenti in futuro più in minaccia per lo stato ebraico.

Questi sono gli scenari e le contraddizioni entro cui si deve muovere e districare la diplomazia per portare avanti la bozza presentata dagli USA e giungere ad una tregua.

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