Seoul, Corea del Sud –  Il tribunale di Seoul, in Corea del Sud, ha stabilito che il Giappone dovrà risarcire 12 donne costrette a prostituirsi con la forza nella prima metà del 20° secolo. La notizia arriva da EFE, l’Agenzia Internazionale di stampa spagnola.

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Schiave sessuali: la dignità rubata

La questione riguarda 12 donne che furono costrette a prostituirsi con la forza dall’esercito imperiale giapponese. La vicenda venne portata in tribunale nel 2013 dalle suddette donne che chiedevano al governo nipponico una ricompensa per 100 milioni di won ciascuna (pari a quasi 75 mila euro) per gli abusi subiti.

Ieri un tribunale nel distretto centrale di Seoul ha accettato la causa delle schiave sudcoreane, intentata 7 anni fa. Una sentenza che promette di erodere ulteriormente i rapporti pre esistenti tra le due nazioni, ma che è un grande passo avanti verso i diritti delle donne. La disputa tra Sud Corea e Giappone è già accesa da tempo anche per altre questioni.

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Le accuse del governo giapponese

In un articolo del 1° ottobre 2020 del Deutsche Welle che annunciava l’installazione di un memoriale dedicato alle schiave sessuali sudcoreane. Accadeva a Berlino, e l’articolo descriveva il dissenso della comunità nipponica.

“La sudcorea non ha fatto nulla per migliorare i rapporti”, l’accusa del governo in questione. Il Giappone, dalla sua, ha pagato nel 2015 circa 1 miliardo di yen, cifra simbolica considerando la questione ‘irreversibilmente risolta’. Nel continuo della nota del primo ministro giapponese Shimada si legge: “Questa cosa è particolarmente irritante. Il governo sudcoreano ha più volte promesso a noi come vietasse questo tipo di comportamenti da parte del loro popolo” – additando la comunità sudcoreana di Berlino – “per iniziare ad avere un rapporto solido con la nostra gente. Ma questo gesto, l’ennesimo, non aiuta. Siamo di nuovo agli inizi”.

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Cosa erano le “donne di conforto”

Le donne di conforto, o Ianfu in giapponese, erano delle donne prelevate con a forza dai corpi militari imperiali dell’esercito imperiale giapponese nella prima metà del secolo scorso. Differentemente dalle dodici indicate nei paragrafi di cui sopra, le prime donne Ianfu erano prostitute volontarie. La prima casa di conforto fu concessionata nel 1932 a Shangai.

La problematica nacque nel momento in cui, causa guerra, iniziarono a scarseggiare le volontarie che avrebbero fornito favori sessuali. I militari giapponesi, quindi, pensarono di sfruttare le zone invase (tra cui Corea del Sud, Cina occupata e Singapore) per fare di alcune donne autoctone le proprie schiave.

Una delle metodologie attuate dalle forze armate nipponiche che più fa scalpore è la ‘Sanko sakusen’, la ‘politica dei tre tutto’. Questa consisteva nel saccheggiare, uccidere e distruggere tutto nel caso i civili fossero ostili. Questa assurda politica, tra le altre cose, comprendeva il sequestro e lo stupro indiscriminato dei civili.

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