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Un’inchiesta sconcertante quella condotta da Brian Langstaff e durata ben 5 anni. Sembra che, tra il 1970 e il 1998, oltre 30mila pazienti (di cui 3mila deceduti) abbiano ricevuto sangue infetto (HIV ed epatite). Parrebbe anche che le massime autorità sanitarie e non siano state complici di tutto ciò. Il direttore dell’inchiesta, durante la presentazione del rapporto, ha poi spiegato la situazione nel dettaglio: “Non si tratta di limitarsi a ciò che accadde allora, ma su ciò che accade ancora oggi. Le persone devono ancora fare i conti con le conseguenze di ciò che è accaduto, di cui soffrono ancora i loro cari. Il dolore e il trauma vissuti da tutti coloro che hanno perso i propri cari continuano ancora oggi. Ogni aspetto della loro vita fu da allora definito dalle loro infezioni: infanzia; formazione scolastica; carriera; tempo libero; relazioni; matrimoni; proprietà della casa; viaggio; finanze; sogni e ambizioni che sono andati perduti e le relazioni si sono interrotte”. I pazienti, da come emerge dal lungo rapporto redatto da Langstaff, sarebbero stati ingannati sui rischi o persino infettati durante ricerche non consensuali.

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