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I Saw the Light è un film del 2015 diretto da Marc Abraham. La pellicola è basata sul libro Hank Williams: The Biography e narra la vita del cantautore country Hank Williams, interpretato da Tom Hiddleston. Per chi fosse interessato a vederlo il film è disponibile sulla piattaforma di streaming Prime Video. Ho deciso di dedicare una recensione retrospettiva all’opera in questione, perché pur essendo appassionato di musica country, non ricordo di aver letto molto, nel momento dell’uscita nelle sale. Mi sembra un film sottovalutato, nonostante il cast e la produzione importante.

Faccio una piccola, ma doverosa premessa.

Non tutti i biopic diventano prodotti di successo. Questo lo sappiamo da tempo. Pensiamo ad esempio a quei film con cui siamo più o meno cresciuti come generazione di cinefili. Chi vi scrive ha amato film come La Bamba, Great Balls of Fire e in misura maggiore The Doors di Oliver Stone, ma non è cresciuto con opere di culto come Shine e Velvet Goldmine. Mi sono appassionato nuovamente ai film musicali biografici dopo aver visto I Walk the Line, Ray e soprattutto I’m not There di Todd Haynes. 

Nel 2018 la realizzazione di Bohemian Rhapsody, il tanto criticato film di successo dedicato al mito di Freddie Mercury e dei Queen durante i loro primi 12 anni di attività musicale ha spalancato le porte per questa nuova generazione di film biografici. Sono arrivati film di successo come The Dirt: Motley Crue, ma soprattutto come Rocketman ed Elvis, diretto da Baz Luhrmann. Quando c’è stata la possibilità, sono corso al cinema con entusiasmo e aspettative, ma grossomodo li ho recuperati tutti in modalità home video. 

Ad esempio, ieri sera ho visto questo interessante I Saw the Light, dedicato a Hank Williams, il leggendario cantante country. 

Conoscevo già questa icona assoluta dell’honky-tonk, sia perché possiedo una sua raccolta, The Best of Hank Williams, che contiene venti delle sue canzoni più conosciute, sia per merito di artisti come Elvis Presley, Ray Charles, Bob Dylan, Van Morrison e molti altri che nel corso della loro carriera avevano giustamente reso omaggio a Hiram “Hank” King Williams, nato esattamente cent’anni fa a Mount Olive, Alabama. 

Hank Williams nel corso della sua carriera, ha suonato con la band nota come i Drifting Cowboys, talvolta utilizzando lo pseudonimo di Luke the Drifter (Luke il vagabondo). Il film diretto da Marc Abraham, basato sul libro Hank Williams: The Biography. prende il titolo dalla canzone scritta dallo stesso Williams nel 1948. Non è facile parlare di un film del genere, proprio perché, almeno in Italia, la sua storia non è così nota. 

Possiamo in qualche modo sovrapporla, con una adeguata conoscenza cinefila a film come Nashville di Altman, il già citato I Walk the Line dedicato a Johnny Cash e a June Carter Cash, ma soprattutto a chi ha amato e visto il capolavoro di Clint Eastwood, Honkytonk Man del 1982. Si parla naturalmente anche in questo caso del noto programma radiofonico Grand Ole Opry, che è la prima ossessione per Williams, nonché il suo trampolino di lancio. E attraverso il film scopriamo che Williams ci arriverà grazie al clamoroso successo radiofonico del brano Lovesick Blues del 1949. La canzone, scritta nel 1922 da Irving Mills e Cliff Friend, era stata già incisa da Elsie Clark, ma non ebbe grande successo, mentre grazie alla versione di Williams diventerà un classico per la musica country. 

Non è la prima volta che Hank Williams diventa soggetto e quindi protagonista di una pellicola cinematografica. Era già successo infatti nel 1964 con Your Cheatin’ Heart diretto da Gene Nelson, film in bianco e nero che ottenne anche un certo successo in termini di botteghino. Nel ruolo di Hank troviamo il noto attore George Hamilton. Un altro film dedicato ad Hank Williams è stato The Last Ride, diretto da Harry Thomason nel 2011. 

La pellicola si svolge e si concentra sugli ultimi giorni di vita della stella del country e ottenne poco successo sia al botteghino, sia in sede critica. L’idea di realizzare questo I Saw the Light, si deve con buona probabilità al musical del 2003 prodotto da David Fishelson diretto da Randal Myler dal titolo Hank Williams: Lost Highway, che ebbe un certo successo ottenendo diversi riconoscimenti di critica e pubblico.    

Il punto di forza di questo nuovo biopic diretto da Marc Abraham sta nella ricostruzione storica dell’ambiente. Molto bravi tutti gli attori, dove spicca naturalmente la prova di Tom Hiddleston, nei panni del protagonista; capace di ottenere convincenti performance musicali, ma anche per la capacità mimetica di calarsi con naturalezza e trasporto nei momenti più dolorosi, cupi, della vicenda narrata. 

Il problema di un film dedicato a un cantante morto nel 1953 è che non abbiamo un possibile elemento di empatia e di memoria, se non in termini esclusivamente storici. 

Certo, si potrebbe fare la stessa obiezione per film e documentari dedicati a icone come Janis Joplin, Jimi Hendrix, Bob Marley e Jim Morrison, morti più di cinquant’anni fa, ma non è proprio la medesima cosa. Williams, malgrado i tic e le ossessioni possano accomunarlo a quelli di un musicista contemporaneo, appartiene decisamente a un’altra epoca. 

Il film tenta di restituire il giusto contesto, attraverso un quadro storico e d’ambiente, ma non è facile per lo spettatore connettersi con tale universo, cioè gli stati del Sud degli Usa anni Cinquanta. C’è però un ulteriore collante, il quale renderà il film interessante e stimolante. Si tratta delle canzoni di Hank Williams. Ora ascoltare per la prima volta i suoi pezzi, è senza dubbio un’esperienza che dona a questa operazione cinematografica la curiosità e l’interesse che spinge lo spettatore alla visione. Forse il limite di questi biopic è in una certa misura collegato alla natura stessa del personaggio. Hank Williams, eroe della canzone, ha ispirato diverse generazioni di musicisti. Mi viene da pensare immediatamente a nome come quelli di Steve Earle, Bob Dylan, Willie Nelson, Norah Jones, Townes Van Zandt, Jeff Buckley e John Fogerty. 

Più che giusto recuperare la sua dolente e tragica vicenda umana, di un musicista morto a ventinove anni, ma più che altro per comprendere cosa c’è dietro alla talentuosa e personale voce, che ha scritto e interpretato una pagina fondamentale per la canzone popolare americana anni Quaranta e Cinquanta.

N.d.r.  

Il titolo dell’articolo è una citazione al film The Blues Brothers. In particolare fa riferimento alla scena del Bob’s Country Bunker, quando il proprietario del locale, sentendo la canzone Gimme Some Lovin’ dello Spencer Davis Group, esclama: – That Ain’t No Hank Williams song! Questa non è una canzone di Hank Williams.