Ricottaro, mi è stato recapitato il premio del concorso IL PRESEPE 2021 indetto dalle categorie storiche di Napoli. Pazientemente ho partecipato con una mia realizzazione. Nella motivazione si legge “per aver valorizzato le figure tipiche degli antichi mestieri, suggestiva è la rappresentazione del RICUTTARo….” Il ricottaro, o “ricuttaro”, è un fabbricante di latticini che produce esclusivamente ricotte ma che, non vendendone nemmeno una, sopravvive con la sua famiglia con i soldi educatamente concessi da gentili signore che percorrono le strade di periferia. Le signore vengono chiamate anche Battenti, ma non hanno nulla a che fare con i proseliti della Madonna dell’Arco che vengono definiti così poiché battono su i tamburi.

Le origini:

Tizio che prepara la ricotta. Ecco un tipico ricottaro che applica la sua forza bruta e il suo olezzo da campagnolo per modellare una ricotta come si deve. Il ricottaro nell’antichità era una figura mitologica che rappresentava l’ozio assoluto. Era il protettore non solo degli sfaticati, ma era il protettore anche delle “prostitute”. Le meretrici solevano sacrificare una certa quota di denaro nel tempio detto Caseum che era la casa del mitologico Enrico-ttaro. Con il passar del tempo la figura del ricottaro assunse diversi significati. Nel medioevo la parola ricottaro divenne sinonimo di poeta, che oziava scrivendo rime di scarso successo qui e la di tanto in tanto (praticamente un rapper fallito). Nel rinascimento invece il poeta divenne una figura più attiva all’interno delle corti e quindi l’aggettivo ricottaro passò al signore della corte, che perdeva le sue giornate aspettando che il poeta scrivesse le sue quattro “cavolate”. Godeva come un riccio nel vedere la faccia dell’artista quando vedeva bruciare la sua opera. Più recentemente, durante le grandi guerre mondiali, ricottaro venne definito colui che, in trincea, lucrava sulla tratta di bestiame, specialmente pecore o in mancanza galline, con zoofili pieni di ormoni. Così come in diversi ristoranti è uso della casa offrire caffè, amaro/limoncello/grappa a fine pasto, così i caseari campani ben noti per la mozzarella di bufala, sono soliti regalare la ricotta quando si acquista la mozzarella. Quando ciò accade l’avventore di turno può essere fiero di affermare “m’aggiu fatt’ a ricott'”Alcuni studiosi ritengono quindi che il significato sia quindi riconducibile a questa pratica che consente a chi investe in un dato bene di ricevere dei benefit aggiuntivi gratuiti. Il termine è poi stato utilizzato fuori dal contesto di origine per indicare genericamente colui che vive alle spalle di qualcun altro (genitori, moglie, dipendenti…) ma non produce direttamente i beni che sfrutta. Al giorno d’oggi il ricottaro è colui che offre ricotte e protezione alle signore che passano la notte attorno a un barile all’interno del quale viene solitamente acceso un fuoco. Si trova generalmente nelle strade di periferia che portano ad Agerola, Mondragone, Aversa o zone limitrofe.

Musica:

Il più celebre stornello riguardante il ricottaro trova collocazione nella discografia degli Squallor, dall’album “Uccelli d’Italia” del 1984 troviamo il brano ‘O Ricuttaro nnammurato.

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