Infermieri, dimissioni di massa. Cosa succede? A spiegarlo ci pensa il presidente del Sindacato Infermieri Italiano Antonio De Palma: “Una delle principali cause all’origine delle dimissioni di massa è ritenuta essere la sindrome da burnout. Vale a dire una situazione professionale percepita come logorante dal punto di vista psicofisico. Il lavoratore, non disponendo di risorse comportamentali e cognitive adeguate a fronteggiare questa sensazione di esaurimento fisico ed emotivo, decide di lasciare il lavoro. Esemplificativo appare il caso di infermieri, medici e altri operatori sanitari che negli ultimi due anni, con la pandemia, sono stati sottoposti ad un sovraccarico di lavoro indicibile. Le soluzioni sono a portata di mano e rientrano tutte in un piano di valorizzazione. Fin qui purtroppo mai messo in atto dai Governi che si sono succeduti”. 

Le condizioni degli infermieri secondo il Sindacato

“I numeri ‘glaciali’ del Ministero del Lavoro – continua De Palma – ci raccontano di professionisti logorati, stressati, caricati da fardelli fisici e psicologici, spesso insostenibili. Che non hanno avuto altra scelta se non quella di decidere di cambiare vita. Hanno detto basta a turni massacranti, precariato, recrudescenze di contagi e vili aggressioni. Tutto questo non può dipendere solo dalla Pandemia che ci affligge. Il Governo, le Regioni, le aziende sanitarie, si assumano la responsabilità, ora più che mai, di una mancata valorizzazione degli operatori sanitari , che oggi non può rappresentare ancora una chimera”

I dati del Ministero

“I dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, aggiornati al secondo semestre del 2021, sono davvero allarmanti. E ci parlano di dimissioni volontarie dal settore pubblico. In generale, solo nei secondi tre mesi dell’anno appena concluso, le cessazione arrivate direttamente per volontà dei lavoratori rappresentano il 19,6% di quelle totali. Pari a 507mila unità, di cui 485mila uomini e 191mila donne. Il settore dei servizi, così identificato dal Ministero del Lavoro, in cui rientra anche quello della sanità, ha risentito particolarmente dell’emergenza, registrando oltre il 50% delle dimissioni totali.  I dati sono schiaccianti: + 44% delle dimissioni nel settore sanitario rispetto al 2020 (dati sempre aggiornati al primo semestre del 2021). Di queste dimissioni il 74% sono quelle degli infermieri. Da qui emergono i numeri di oltre duemila colleghi che solo nei primi mesi del 2021 sono letteralmente “fuggiti via” dalla sanità pubblica, cambiando letteralmente vita”.

Le Regioni

“Il Veneto, la Toscana con una carenza di personale che supera il 25%. E poi il Molise, bloccato in extremis proprio mentre apriva all’utilizzo di turni di 12 ore continuative per coprire la carenza di personale. E ancora la Lombardia sempre al primo posto con contagi tra gli operatori sanitari, la disastrata Campania e ancora territori all’apparenza virtuosi ma tutt’altro che felici. Come Marche, Friuli e Valle d’Aosta: sindacati come il nostro da mesi, con le indagini dei nostri referenti, denunciano situazioni a prova di bomba, fino ad arrivare al caos dei pronti soccorsi romani in piena fibrillazione. E ora i numeri dimostrano che tra stipendi bassi, turni massacranti, precariato e l’acuirsi delle aggressioni, sanità ordinaria affossata, sempre più infermieri nel 2021 hanno scelto di cambiare lavoro e di cambiare vita”.

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