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Braccio di ferro tra Israele ed Hamas. Tregua ancora lontana ma c’è sempre la speranza che prima o poi ci sia. Sembrerebbe che il Qatar stia spingendo, ed anche fortemente, affinché Hamas receda da alcune richieste.

Il conflitto Israele-Hamas accende anche il dibattito politico negli Usa, in Europa e oltre.

La politica americana si divide sul modo di condurre le operazioni di Israele. Questo mentre Biden pensa di costruire un molo galleggiante al largo di Gaza per far giungere aiuti.

Il Senatore Schumer afferma che il governo israeliano di Netanyahu “non si adatta più alle esigenze di Israele dopo il 7 ottobre”. E si spinge anche a chiamare nuove elezioni in Israele. Gli risponde il Senatore McConnell che invece difende Netanyahu dicendo che il popolo di Israele merita il sostegno dell’Amarica così come il governo dello Stato Ebraico lo merita. Due posizioni che rispecchiano quelle dei rispettivi partiti, democratico e repubblicano, che anche intorno ad Israele costruiscono il dibattito delle future elezioni. E sulla Casa Bianca pesa anche il rifiuto di un incontro da parte della coalizione dei mussulmani americani e del gruppo palestinese di Chicago. Questi l’accusano di inattività sulla guerra di Gaza.

Mentre si discute, su tregua e politica, Israele prosegue con le operazioni sul terreno. Il Ramadan non ferma i combattimenti e d’altronde solo una tregua potrebbe. Il PM di Israele non accetta pressioni esterne e si dice fermo nelle intenzioni di proseguire su Rafah. Sostiene che la città del sud è l’ultimo baluardo di Hamas nella Striscia con la presenza dei battaglioni residui delle Brigate Al-Qassam.

Ma purtroppo Rafah è anche l’ultimo pezzo di terra dove si rifugiano gli sfollati dal nord e dal centro della Striscia. È costipata di accampamenti dove anziani, donne e bambini vivono in condizioni estreme. Gli aiuti sono scarsi; quelli di terra non riescono a soddisfare neanche una minima percentuale delle esigenze umanitarie e quelli paracadutati ancor meno.    

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