• Tempo di Lettura:3Minuti

Rafah è sotto la pressione delle operazioni dell’IDF (Israel Defense Forces). Nonostante la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che ha ordinato ad Israele di porre fine alle operazioni sulla città del sud che porterebbero ad una “distruzione fisica” dei palestinesi. La Corte ha anche ordinato ad Hamas di liberare tutte le persone prese in ostaggio nell’attacco condotto il 7 ottobre scorso sul suolo israeliano. La pronuncia non ha avuto alcun effetto, le operazioni e gli scontri continuano non solo su Rafah ma anche su ampie zone del resto della Striscia dove Hamas si è rifatta viva dopo che l’IDF aveva detto di aver bonificato.

Rafah vive ore di angoscia e terrore e diversi raid si stanno abbattendo su di essa. L’attacco aereo nei pressi del quartiere rifugio di Tal al-Sultan, situato nella zona occidentale, ha provocato un incendio devastante che secondo l’IDF è dipeso dalla presenza di munizioni ed altre sostanze infiammabili appartenenti ai miliziani. Questo ha provocato la morte di molte persone ed il ferimento di oltre 280 tra cui donne, bambini ed anziani. Il bombardamento è avvenuto contemporaneamente ad altre attività simili in diverse aree della Striscia.

Netanyahu ha definito le conseguenze del raid come un “tragico incidente”, aggiungendo che non avrebbe posto fine alla guerra prima del raggiungimento di ogni obiettivo. L’attacco, a detta dell’IDF, è stata la risposta al lancio di missili da parte di Hamas verso il suolo di Israele avvenuto il giorno precedente. Quest’ultimo aspetto dimostra però che le milizie Al Qassan di Hamas mantengano delle capacità missilistiche a medio e lungo raggio.

La capacità di riadattarsi di Hamas è un motivo in più, secondo la leadership israeliana, per continuare le operazioni su Rafah, dove i carri Israeliani sono ormai dentro la città, nonostante il biasimo internazionale. Il ministro della difesa Gallant ha detto che a Rafah gli obiettivi di Israele sono più chiari che mai: eliminare Hamas, riportare indietro gli ostaggi e mantenere libertà d’azione.

I recenti attacchi dell’IDF dimostrano che il governo dello stato ebraico è intenzionato ad andare avanti per la sua strada. Le dichiarazioni dei leader ne sono una chiara espressione. Ma questo fa aumentare le proteste, ed anche l’isolamento internazionale, verso il governo di Israele.

La guerra procede e la situazione umanitaria è sempre drammatica. Centinaia di migliaia di sfollati sono in continuo movimento. Da Rafah si scappa. Ma gli spazi sono ridotti e i civili palestinesi non sanno dove andare. In tutta Gaza non c’è posto sicuro e al sud ancora meno. La popolazione è esausta. Per fuggire alla ferocia della guerra molti si spostano sulla costa e su molti tratti di spiaggia si vedono accampamenti che lambiscono la battigia.

Nonostante tutto si continua a lavorare per una tregua che possa portare al rilascio degli ostaggi e verso un cessate il fuoco più duraturo. Tra moltissime difficoltà i colloqui proseguono al Cairo, anche senza Hamas che avrebbe abbandonato la capitale egiziana a seguito dell’attacco di Israele su Rafah.

Segui Per Sempre News anche sui social!