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Storicamente, il rapporto dell’Italia con le gare amichevoli non è mai stato troppo facile. Come se in un certo senso i giocatori della Nazionale ammettessero di non volersi approcciare al massimo delle loro possibilità, quando in ballo c’è solo il prestigio, piuttosto che punti pesanti in ottica classifica.

Luciano Spalleti, invece, è sempre stato un allenatore poco convenzionale, raro esempio di feroce determinazione nell’interpretare ogni partita come fosse l’ultima spiaggia per la sua squadra. Impone un calcio molto dispendioso, sia a livello fisico che emotivo. In questo scenario, nella ideale contrapposizione tra i principi del C.T. ed i picchi di talento espressi talvolta a corrente alternata dai suoi uomini, hanno finito per prevalere le giocate individuali. Mentre ha un po’ latitato la manovra collettiva. In ogni caso, un Donnarumma in stato di grazia e la doppietta di Retegui, mortifero negli ultimi sedici metri, mascherano (parzialmente…) il cantiere azzurro: così l’Italia batte il Venezuela per 2-1 nella prima amichevole in programma nella tournée Usa.

In ampiezza solo a tratti

Nonostante Spalletti potesse contare su due “quinti” capaci di offrire un significativo contributo in fase propositiva – Di Lorenzo e Udogie -, ha puntato inizialmente su un inedito 3-4-1-2. Adattando a sorpresa il capitano del Napoli come braccetto, con Buongiorno centrale e Scalvini mezzo-sinistro, dirottando Cambiaso a tutta fascia.

Evidente l’intenzione del commissario tecnico: sollecitare in particolare il lato destro, attraverso l’interscambio posizionale. Cruciale per garantire allo juventino di associarsi ai compagni in impostazione. Oppure restare sulla linea dei difensori, chiamando il napoletano a salire all’altezza del centrocampo, per sviluppare il possesso. Sul versante opposto, la risalita della palla era maggiormente asimmetrica. Nel senso che le continue rotazioni avrebbero dovuto connettere Chiesa ed il laterale dell’Udinese.  

In teoria, questo tipo di schieramento era assai affidabile in ampiezza su entrambi i fronti. Peccato, però, che la Nazionale non abbia saputo variare le combinazioni, finendo per intasare i “mezzi spazi”, scaglionandosi in maniera poco utile alla fluidità del gioco. E quando l’ha fatto (raramente…), era palese la mancanza di sincronia. Con i “quinti” che stringevano la posizione, a ridosso della mediana, finendo per intasarla ancora di più. A peggiorare la situazione, proprio l’atteggiamento degli ipotetici trequartisti, che avrebbero dovuto dividersi la trequarti. Ma le caratteristiche di Chiesa lo portavano a starsene largo. Al contrario di Frattesi, che per indole arretrava molto. L’interista, infatti, ricercava zone senza l’avversario appiccicato alle caviglie dove ricevere. E dopo strappare in conduzione.

Retegui devastante

Insomma, il contesto tattico del primo tempo ha permesso al Venezuela di difendersi comodamente nella propria metà campo. È per questo forse che ad eccezione di un assolo di Chiesa, con tiro a giro fuori di una spanna, azioni pericolose dell’Italia non se ne sono viste. Del resto, il vantaggio siglato da Retegui, nonché il momentaneo pareggio di Machis, sono il frutto di due madornali errori nella costruzione dal basso. E non di azione offensive rifinite, accompagnando la palla con tanti uomini.

Quando l’Italia è tornata al 4-3-3, ha cambiato finalmente passo, trovando pure il raddoppio di Retegui. L’ingresso di Barella per Bonaventura aggiunge un centrocampista, perchè Locatelli scivola nello slot di metodista davanti alla difesa e Frattesi nella posizione a lui congeniale di mezzala. Le sostituzioni di Spalletti non snaturano un assetto più affidabile in cui ogni giocatore rende al meglio per le sue peculiarità. Tipo il cambio di Zaniolo per Cambiaso.

In definitiva, dalle prove di laboratorio di Spalletti, tifosi e addetti ai lavori si aspettavano qualcosa in più. Al momento, gli esperimenti continuano, a caccia di una chimica di squadra maggiormente incisiva. Nel frattempo, accontentiamoci dell’istinto assassino del centravanti del Genoa. Micidiale nel convertire in rete gli unici due palloni davvero giocabili davanti alla porta.

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