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Gleison Bremer, difensore della Juventus e della Nazionale brasiliana, ha rilasciato un’intervista al giornale inglese The Telegraph. 

Bremer, grazie al gioco alla Juve dove ormai è leader della difesa bianconera che è la seconda migliore del campionato, è arrivato alla convocazione nella seleçao dove lo attende l’importante sfida contro l’Argentina. 

Ecco un estratto della sua intervista in cui racconta la sua storia, dai primi passi in Brasile fino all’arrivo in Italia al Torino nel 2018. 

Ci spieghi le origini del tuo nome? 

Andreas Brehme era un giocatore che piaceva molto a mio padre, lo ha visto giocare ai Mondiali in Italia e così mi ha chiamato come lui: ho ancora questo pensiero di lui che guardava sempre Brehme giocare con la Germania. In famiglia tutti e tre i fratelli hanno il nome di qualcuno di importante, venerato o ammirato”. 

Parlaci del tuo percorso fin qui- 

“ Il mio percorso è stato molto singolare. A Bahia c’erano solo due grandi club ma io vivevo lontano dalla città, dovevo fare molti chilometri e non me lo potevo permettere, così non riuscii mai ad allenarmi con nessuna squadra. A 14 anni mi sono trasferito a San Paolo e a 16 anni ho iniziato a giocare per il Desportivo Brasil. Prima di allora giocavo quando e dove potevo. Per strada ho imparato a non perdere, ad essere aggressivo e anche un po’ furbo, eludendo gli avversari e a volte persino l’arbitro”

Bremer ha conosciuto Walter Mazzarri, ora tornato sulla panchina del Napoli, quando arrivó in Italia nel 2018 per giocare nel Torino. Questo il suo ricordo: 

Mazzarri è stato come un padre per me. Il primo anno in Italia è stato molto difficile. Non ho avuto grandi opportunità per giocare e sono arrivato al punto di volermene andare ma Mazzarri mi ha fatto un discorso: mi ha fatto capire che contava su di me, di avere pazienza e di concentrarmi sugli aspetti più tattici del campionato italiano. Venivo da un calcio in cui la fase difensiva era affrontata in modo diverso rispetto all’Italia, quindi mi disse di imparare lo stile di gioco e che quando sarebbe arrivato il mio momento, mi avrebbe dato lui un’opportunità. È andata esattamente così. Dopo un anno ho avuto la mia chance e non ho mai smesso di giocare”.

Il Brasile domani affronterà l’Argentina per la sesta gara di qualificazione ai Mondiali del 2026 per il Sudamerica. Una grande sfida contro i campioni in carica, cosa rappresenta per Bremer la Nazionale e questa partita?

“Giocare per il Brasile è come due facce della stessa medaglia. Da una parte è un grande piacere ed il sogno di ogni bambino indossare la maglia della propria Nazionale, me compreso. Ma d’altra parte c’è anche una grande responsabilità e una grande pressione. Le cinque stelle comportano molta pressione, il Brasile deve vincere ogni partita. La gente vuole vedere il Brasile del 2002, quando abbiamo vinto l’ultima Coppa del Mondo. Sono passati cinque Mondiali dall’ultima vittoria e sappiamo che è un periodo troppo lungo. Quando si gioca la Coppa del Mondo la guardiamo sempre come se fosse destinata a noi. Se non lo facciamo, è come se abbiamo già perso. Il fatto che sia stata l’Argentina a vincere l’ultima edizione non fa che aumentare questa pressione e l’importanza di questa partita. Vogliamo chiudere l’anno in bellezza e vogliamo vincere la prossima Coppa del Mondo. Questa è una buona partita per confrontare le due squadre, la nostra contro l’attuale detentrice del titolo. Brasile – Argentina è sempre importante, ma ora lo è ancora di più”.

Ci sono dei giocatori a cui ti ispiri per esempio in Premier League?

In Inghilterra ho un paio di difensori centrali a cui faccio riferimento. Ho guardato con attenzione David Luiz al Chelsea, vincitore della Premier League e della Champions League. Ma anche Vincent Kompany in tutti gli anni che ha giocato nel Manchester City.”