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La felicità è fatta da minuscoli momenti della vita in cui si dimenticano le cose brutte. La felicità è composta da atti di dimenticanza. Così il mitico Totò parlava della felicità rivolgendosi ad Oriana Fallaci giornalista e scrittrice Italiana. Dall’artista e poeta partenopeo dotato di una impareggiabile sensibilità umana, si coglie il senso della speranza dell’animo umano, alla continua ricerca dell’oblio di ciò che ci ferisce impedendoci di esternare tutta la nostra felicità che è insita  in ognuno di noi, anche nell’essere più infelice.

Va ricercata nelle piccole cose e non in quelle grandi che non ci appartengono e la cui realizzazione spesso rimane solo un’utopia. Diceva infatti Madre Teresa di Calcutta che non è importante ciò che facciamo ma quanto amore ci mettiamo in ciò che facciamo. Bisogna fare piccole cose con grande amore. Infatti chi insegue la felicità  ad ogni costo, attraverso la realizzazione di ambiziosi progetti, spesso resta deluso ed infelice. La felicità è anche sapersi accontentare di ciò che si ha e riuscire a dare a chi ha meno di noi.

Tuttavia per comprendere il vero significato della felicità bisogna innanzitutto essere in pace con se stesso ed in modo particolare con la propria coscienza. Come si fa a sentirsi felice e a dichiararsi tale, quando per il raggiungimento della nostra felicità, rendiamo infelici gli altri? Esiste una felicità artificiale che è fondata sul possesso di elevati beni materiali e che sebbene produca un senso di appagamento e di benessere momentaneo , cela un’insita tristezza  al pensiero che tale possesso non sarà mai eterno.

Quindi la domanda che ci poniamo  e’: Vale davvero la pena ricercare la felicità in ciò che non avremo per sempre o  è  meglio cercarla dentro attraverso il discernimento ed il continuo esame della propria coscienza? Ad ognuno di noi è demandata la propria risposta.

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