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La pausa umanitaria scattata venerdì mattina 24 novembre tra Israele ed Hamas, nella Striscia di Gaza, va avanti. Il Qatar, l’Egitto e gli USA, sono riusciti a convincere Israele ed Hamas ad estenderla ulteriormente. Prima per due giorni e poi ancora un altro fino a domani mattina. Si lavora per andare ancora oltre. Alle stesse condizioni: scambio di ostaggi e prigionieri; accesso degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza; astensione di Israele a sorvolare la Striscia.

Per gli Israeliani pesa molto il numero di donne e bambini ancora ostaggio. Ma anche le capacità del gruppo palestinese di poter liberare non meno di 10 ostaggi per ogni giorno di tregua in più. Finora sono stati donne e bambini da ambo le parti, così sarà anche fino a domani e forse per qualche altro giorno. Tutto è andato relativamente “liscio” secondo gli accordi e con procedure misurate. Hamas ha sfruttato molto la macchina mediatica per porsi come controparte “affidabile” e “seria”.  

Andando avanti col rilascio degli ostaggi si avvicina il momento in cui bisognerà liberare gli uomini. Hamas detiene anche alcuni soldati Israeliani. Le trattative per loro liberazione, che non rientrano tra quelle in corso, saranno molto difficili. Hamas, visti i precedenti, alzerà la posta. Vorrà fuori tutti dentro tutti. Chiederà in cambio moltissimi (se non tutti) palestinesi detenuti nelle carceri di Israele. Per gli Israeliani si riaffaccia l’incubo del 2011. Allora l’organizzazione palestinese a fronte della liberazione del soldato Gilad Shalit, in loro mano dal 2006, pretese ed ottenne la restituzione di 1027 palestinesi detenuti da Israele. Tra i rilasciati vi era anche Yahya Sinwar condannato all’ergastolo, ora capo di Hamas nella Striscia di Gaza e promotore e organizzatore dell’attacco sul suolo di Israele del 7 ottobre scorso.

La tregua in corso è scattata e regge principalmente, forse solo, perché ci sono gli ostaggi. Sono sempre stati una priorità per Israele. Forse dopo oltre un mese di assedio ed attacchi su Gaza, una pausa era l’unico modo per riportarli indietro. Per Israele questo è stato possibile grazie alla stretta a cui sono state sottoposte Hamas e Gaza da parte dell’IDF1. La pressione interna esercitata su Netanyahu dai parenti dei sequestrati e dalla opinione pubblica ha giocato un ruolo importante.

Gli Stati Uniti hanno spinto molto e a Washington si dibatte sull’appoggio ad Israele. Si parla sempre più di aiuti “subordinati a condizioni”. Il Presidente Biden viene pressato da membri del partito e da senatori democratici al congresso che manifestano contrarietà per la condotta dell’azione militare israeliana. I bombardamenti su Gaza e le vittime civili sarebbero, oltre ad altri temi (“non rioccupazione”, “nessuna pulizia etnica” e “alcuna riduzione del territorio” di Gaza”), al centro del dibattito e potrebbero, appunto, “condizionare” l’appoggio ad Israele.

Israele ed Hamas, a pausa in corso, pensano già al dopo e si preparano. Il ministro della difesa israeliano Gallant ha detto che alla ripresa i combattimenti saranno più intensi e su più larga scala coinvolgendo tutta la Striscia2. Già sono stati approvati i piani operativi per il post tregua. Il sud, dove Hamas avrebbe stabilito un centro di comando e controllo, potrebbe essere la futura linea del fronte. Anche Hamas si dice pronta alla ripresa dei combattimenti. Ha unità che non sono state ancora impiegate e la disponibilità delle sue forze sarebbe di circa 35.000 combattenti.

Da più parti ci si chiede se dopo la pausa Israele possa continuare con la stessa intensità di prima, non certo per capacità e mezzi.

Per ora non ci resta che aspettare e sperare che la tregua continui. L’attentato a Gerusalemme di stamattina con 3 Israeliani uccisi ed 6 feriti certo non aiuta, neanche alla tregua in corso.


  1. LT General Herzi Halevi, Capo di Stato Maggiore IDF, “It is also further evidence of the results of significant military pressure and resolute ground operations, which created the conditions for the return of our civilians home”, Comunicato stampa IDF, 28 Novembere 2023  ↩︎
  2. Yaniv Kubovich & Jonathan Lis – Israeli Army Plans to Expand Gaza Offensive Once Hamas Cease-fire Ends – “…it will be bigger and take place throughout the Gaza Strip.” – Haaretz, 27 November 2023 ↩︎

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