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“Oggi ricordiamo Peppino Impastato, vittima innocente della mafia. Il suo esempio, il suo valore e la perseveranza della sua azione restano un dono indelebile. Oltre che di insegnamento per tanti giovani. Che nel suo nome continuano a combattere per una giusta società. Libera dalla criminalità organizzata e dai condizionamenti mafiosi”, così su fb Tina Cioffo, giornalista, nel ricordo del cronista palermitano (foto da fb) ucciso il 9 maggio 1978, per mano dei sicari della Mafia. “Mi chiedo però cosa sarebbe accaduto se Peppino Impastato fosse stato ucciso in tempi più recenti”. Questo l’interrogativo che pone Cioffo, socia fondatrice del Comitato Don Peppe Diana. “Quegli Uffici del Ministero dell’Interno che rigettano le istanze di riconoscimento delle vittime innocenti, adducendo come impedimento la parentela entro il quarto grado, cosa avrebbero deliberato? Avrebbero, forse, deciso di respingere l’istanza dei familiari di Impastato. Così come è stato già fatto per altre vittime innocenti”. Ed ancora: “Avrebbero negato il suo esempio, quello di sua madre e di suo fratello. Avrebbero impedito a tanti ragazzi e ragazze di riconoscersi in quella storia di riscatto”. Peppino Impastato, sostiene ancora “era un giornalista capace di chiamare le cose con il loro nome ed un modo per onorarlo è fare altrettanto. Continuando a gridare con forza contro le storture di ogni tipo”. “Bisogna avere il coraggio di riscoprire la denuncia anche dinanzi alla celebrazione della memoria. La verità resta verità e non ha paura”, conclude Tina Cioffo, autrice di inchieste giornalistiche sulla spesa pubblica, sull’ambiente e sulle nuove e vecchie forme del crimine in terra casalese.