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La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso

Quelle di Calvino sono città invisibili, impalpabili, fatue, a volte divengono però materia e persona, a volte invece tornano ad essere sospese nell’aria e si sviluppano in alto o in basso, verso il niente o verso il tutto; sono città fatte di materiali pregiati oppure di squallide lamiere, tra le loro vie e le loro mura a volte gli atteggiamenti dei loro abitanti modificano la struttura stessa. “Questo libro nasce un pezzetto per volta, a intervalli anche lunghi, come poesie che mettevo sulla carta, seguendo le più varie ispirazioni”, queste furono le parole di Calvino ad una conferenza tenuta alla Columbia University di New York nel marzo 1983, occasione in cui l’autore affrontava il pubblico per parlare di uno dei suoi romanzi più particolari, scritto 11 anni prima. Le città invisibili è una sorta di raccolta di descrizioni di città che sfociano spesso nel racconto filosofico, nella metafora e nello stereotipo del narrare in senso fantastico-allegorico. Sono racconti scritti in periodi e in stati d’animo diversi, legati e trasformati in libro con il pretesto del racconto di Marco Polo al Kublai Kan. Legate in questa maniera, le descrizioni delle città sono dei veri e propri reportages del più grande viaggiatore di tutti i tempi dei suoi viaggi nell’impero dell’estremo oriente, ma che piano piano si trasformano palesemente in viaggi mentali veri e propri, e come tali tutte le persone, i palazzi, le strade descritte divengono sogno, bello o brutto che sia.

Le città invisibili sono dunque un romanzo atipico di uno degli scrittori più atipici del Novecento italiano. Il lettore può rimanerne più o meno affascinato, sicuramente non rimarrà insensibile a questa grande varietà di descrizione che ha un grande potere: stimolare la fantasia. Il risultato è quello di vedere materializzarsi le proprie città invisibili davanti ai nostri occhi catturati dal pensiero e dalla fantasia, di farle nostre, immaginarle come le vorremmo, solamente aiutati un poco da Calvino e dalla sua fervida immaginazione. In questo senso il libro ha assunto e sta assumendo sempre più importanza nelle letteratura nostrana e non, ispirando spettacoli, opere artistiche e scritti, rendendosi stimolante per chiunque, facendo venir voglia di sognare, creare, viaggiare. Caldamente consigliato agli artisti in crisi d’ispirazione.

“Che cos’è oggi la città per noi? Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città.” diceva ancora Calvino durante la conferenza citata sopra, parole che, ahinoi, non hanno bisogno di nessun commento…

Buona lettura.