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L’odierno Vangelo celebra l’apparizione dell’Angelo a Maria alla quale rivela ciò che per Lei era stato già scritto. In quel momento l’angelo si trovò ad annunciare ad un’adolescente fanciulla, quale era Maria in quel periodo (pare avesse non più di 14 anni) un mistero del quale doveva essere protagonista e  che chiunque non  avrebbe non potuto che considerare enorme.

Ciononostante avesse mille ragioni per  dubitare come fece Eva, commettendo e facendo commettere ad Adamo il peccato originale, trasgredendo a ciò  che Dio aveva loro ordinato di non fare, Maria rispose:

”Eccomi avvenga di me ciò che Dio vuole, sono la sua ancella”.

Questo “Eccomi” rappresentò e rappresenta in assoluto il più grande atto di fede in assoluto compiuto da un essere umano. Nessuno oggi, neanche la persona più devota a Dio, in cuore suo potrebbe mai pronunciare questa frase dinanzi alle ingiustizie ed iniquità di questo mondo. Siamo essere umani abituati a reagire, in modo particolare quando ci si trova in situazioni in cui in modo apodittico, viene ingiustamente minata la nostra serenità e pace.

Quando ciò non è possibile farlo nell’immediato, vi è una sola strada per reagire e cioè quella della pronuncia di quell’Eccomi a cui affidare le nostre preghiere e le nostre speranze che prima o poi, “adda’ passa’ ‘a nuttata.” Solo così, come Maria, potremo compiere quell’enorme atto di fede affidandoci a Colui al quale nulla è  impossibile e che tutte vede e provvede.

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