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Gesù.

Chi ha un animo sensibile a prescindere dal proprio credo religioso, non può non emozionarsi nell’ascoltare ogni anno, in questo tempo, la parola del Vangelo dedicata alla passione di Gesù Cristo. Egli, unico figlio di Dio, immune da ogni sorta di peccato, viene condannato ad una morte atroce quale quella della Croce.

Dopo un processo farsa dove chi lo ha giudicato non l’ha fatto di  scienza e coscienza, preferendo lavarsene le mani per non inimicarsi chi ne chiedeva la condanna e cioè un popolo crudele e  irriconoscente al quale egli aveva consegnato tante opere di bene.

Con grande dignità ed umana sofferenza, Lui che ha voluto assumere umana natura per mostrare al mondo come muore un innocente, ha lasciato un ricordo che da anni e fino alla fine dei tempi, ci accompagnerà indissolubilmente. Cio’ che più colpisce è il pensiero di come abbia avuto anche lui, nei momenti della sofferenza più acuta, segni di umana debolezza.

A tal proposito è sintomatica la richiesta che fa al Padre  nell’orto degli ulivi di allontanare da lui il calice amaro della sofferenza.  Infine sulla croce, poco prima di morire avendo accettato tutto, chiede al Padre perché lo aveva abbandonato. Ci sono  purtroppo dei momenti della nostra vita in cui assistiamo imptentii a ciò  che ingiustamente accade, (bambini che muoiono improvvisamente per malattie o per guerre insensate ed altro), nonostante la nostra fede, ci pervade la paura che ci spinge  a sentirci abbandonati da Dio e dagli uomini.

A tal rimedio possa  essere proprio il ricordo della passione di Cristo a farci sperare che la morte degli innocenti non sarà mai vana e che prima o poi ad essa ci sarà un rimedio per porre fine all’operato di chi ingiustamente la provoca. Buona domenica di passione a tutti.

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