Terre Haute, Indiana, USA – Il braccio della morte americano si è portato via anche Lisa Montgomery, quasi 70 anni dopo l’ultima esecuzione di una donna. Il tentativo d’appello per provare a salvarla è risultato vano.

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Il caso di Lisa Montgomery

Deplorevole ciò che fece Lisa nel 2003 per poi essere condannata nel 2007: il crimine consistette nell’aver strangolato a morte una donna incinta per poi prelevare il suo bambino dal grembo eseguendo un grezzo taglio cesareo, per poi portare il piccolo con se. Montgomery guidò dalla sua fattoria di Melvern per 170 miglia fino alla città di Skidmore per consumare la tragedia. La donna 52enne del Kansas è stata giustiziata nella notte di questo mercoledì con una iniezione letale alle ore 1:31 del mattino. Questo quanto riportato dal New York Times.

L’iniezione ha seguito la solita prassi. Da uno spesso vetro i giornalisti hanno assistito all’esecuzione; unico dettaglio le sue ultime parole: alla richiesta di rilasciarle, Lisa Montgomery ha risposto di “no”, con una voce flebile e soffocata. La donna ha lasciato intendere chiaramente di voler concludere l’operazione il prima possibile. Gli avvocati della deceduta assassina hanno provato a cambiare le carte in tavola fino all’ultimo minuto; la Corte Suprema, però, ha rigettato la proposta per ben 2 volte in una settimana. È stata uccisa in prigione poche ore dopo l’ultimo annullamento alla difesa.

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13 esecuzioni in 7 mesi

La questione riguardo la pena di morte in America si fa sempre più ampia. Nelle ultime settimane Donald Trump è salito agli onori della cronaca per varie questioni. Ce n’è una in particolare che riguarda questo tipo di condanne. A quanto pare il Tycoon newyorkese ha perseverato nella conclusione di tutte le pene di morte in programma.

Il mese scorso il caso che fece scalpore fu quello di Brendon Bernard, il più giovane condannato a morte dopo George Stinney Jr. Un’esecuzione che ha lasciato a desiderare, dato che Bernard aveva fatto ciò che aveva fatto appena maggiorenne. L’uomo si era assunto le sue colpe affermando che quello fu “un madornale errore di gioventù” e che era cambiato dopo tutti quegli anni.

Un altro lato della questione è proprio il fatto che Brendon, 40enne, non sarebbe stato il boia della coppia che venne uccisa in quell’omicidio. Si sarebbe dimostrato che i due fossero già morti qualche minuto prima, dopo che il suo socio nel crimine li aveva sparati con un’arma da fuoco.

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Amministrazione Biden contro la pena di morte: strumento di Trump?

Nella cerchia di decisioni prese e poi introdotte nella sua amministrazione, Donald Trump nello scorso luglio reintrodusse la pena di morte a livello federale. Una scelta che fece discutere e non poco gli attivisti per i diritti umani e gli stessi democratici del prossimo presidente Joe Biden. Da luglio ad oggi negli Stati Uniti d’America si sono consumate 13 esecuzioni in termini di pena di morte.

All’epoca dell’iniezione a Brendon Bernard erano 130 anni che non veniva approvata una condanna a morte durante il periodo di transizione presidenziale. Donald Trump, affermano i movimenti anti-pena di morte, avrebbe deliberato queste esecuzioni allo scopo di essere reputato come un leader della legge e dell’ordine. Accuse non del tutto infondate data la celerità con la quale esse si sono consumate e la quantità di pene approvate.

Intanto Joe Biden, contrario alla pena di morte e intenzionato a rivedere la Costituzione in questi termini, trova sempre più il favore del popolo dopo la quantità di fatti accaduti in queste intense settimane.

God bless America, God save the Americans.

FONTE: Associated Press, DPA International

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