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Di solito si pensa che tutti non abbiamo un potere magico, un potere che va oltre il “divino”. Questo potere viene racchiuso attraverso dei gesti memorabili, delle imprese che vanno oltre all’uso comune. Nello sport queste gesta vengono catalogate in diverse categorie: imprese, episodi e memorabili. La figura di Marco Pantani non si trova in nessuna di queste categorie. Ma allora, il Pirata dove viene collocato? Beh la risposta è facile… Marco è oltre le divinità in terra. La figura del romagnolo resterà nelle menti di tutti gli appassionati di ciclismo (e non solo) in eterno. Ogni pedalata, ogni falcata, scatto era una musica per gli occhi e per le orecchie. Sì perché Marco era l’Artista con la A maiuscola della bicicletta degli anni 90 e inizio 2000. Il ciclismo è stato per lungo tempo lo sport nazionale italiano, anzi lo sport per eccellenza Made in Italy. I transalpini hanno il Tour de France e le strade migliori delle nostre (dicono loro) ma per citare Paolo Conte “i Francesi ci rispettano e la palle ancora gli girano” perché dopo oltre 30 anni cercano un degno erede di una scuola classica e ben dotata di straordinarie imprese. E per questo motivo che i francesi amano Marco Pantani, l’unico italiano che ha schiuso quei cuori durante l’Epopea Pantaniana. Marco era questo, un uomo che appena vedeva le salite più difficili si issava sui pedali e iniziava a cantare e a far piangere gli avversari.

Foto Twitter Giro d’Italia

Nel 1998 De Zan, mitico giornalista sportivo, rimase estasiato quando il Pirata attaccò il tedesco Jan Urlich senza pietà e si innalzò da solo verso l’olimpo degli dei. L’Alpe d’Huez, Oropa, Mortirolo, Galibier sono salite mostruose per i ciclisti, ma non per Marco. Pantani non solo le rendeva docili, ma questa loro prepotenza e maestosità si piegavano dinanzi al Re. Marco è resterà qualcosa di straordinario e chi lo ha vissuto sa bene di cosa si tratta. Per molti è l’ultimo vero Dio Sportivo sceso in Terra per deliziare le menti altrui, per altri è colui che ha chiuso una era di grandiosi ciclisti aperta da Coppi e Bartali. Già nel 1996 si poteva capire il personaggio di Marco, quando prese parte alla sigla del Girosera in onda sulle reti Mediaset. “Il gruppo è lontano e non lo vedo già più. Pedalo, pedalo e arrivo alla cima. Al Tour e alla Vuelta ci penso domattina. La rabbia mi spinge e mi porta distante. In salita o discesa mi mangio i tornanti. Vorrei restare sempre così in Maglia Rosa. La biciletta l’ho voluto io e tiro la volata”. Pantani era questo… un grande uomo con un mezzo speciale. Il Pirata è qualcosa di prezioso, ma allo stesso tempo fragile e pieno di paure. Una paura chiamata opinione pubblica, ma soprattutto l’ombra tetra della camorra.

Foto Twitter Ghigliottina.info

Quello che è successo a Marco è ancora avvolto nel mistero, oppure siamo noi che evidentemente evitiamo di ammetterlo: il Pirata è morto a causa nostra. Noi siamo stati i carnefici della sua rovina e della sua caduta agli inferi. A Madonna di Campiglio, il ciclista è stato fregato da un sistema illegale che voleva far fruttare danaro sporco alle varie organizzazioni illecite. Marco è stato stuprato e tutti lo abbiamo colpevolizzato… tranne i suoi tifosi e i suoi veri amici. A Madonna di Campiglio le alterazioni, le contraddizioni e le situazioni poco limpide hanno portato una ventata di distruzione alla famiglia di Marco. Fino a quel maledetto giorno, Pantani era venerato come un Dio, dopo quel giorno è stato spedito all’inferno. E proprio da quel maledetto posto dove soggiornano i dopati, Marco ha cessato di vivere. In quella maledetta salita di Madonna di Campiglio, in quel maledetto ovvero il 5 Giugno del 1999 le forze oscure hanno ucciso Marco. E non ci sono altre parole nel dirlo. A distanza di anni dal 14 Febbraio 2004 in un Hotel a Rimini, quel falco azzurro morì in circostanze sconosciute. O per lo meno, in circostanze chiuse in qualche cassetto pieno di carte false e di inutili fardelli. Marco non è morto a causa della cocaina, degli psicofarmaci, ma è stato ucciso prima nel 1999 e poi nel 2004 da mani diverse: l’opinione pubblica che ha chiuso gli occhi nel ’99 e da mani occulte nel 2004. Marco è resta il più grande ciclista sceso in Terra per deliziare i nostri palati, ma gli eretici, gli invidiosi e gli stronzi lo hanno punito come fu con qualcuno circa 2000 anni fa. Marco è stato punito per un qualcosa che non ha commesso, è stato violentato dagli occhi esperti di un sistema di gioco troppo complesso, è stato ucciso da mani esperte del settore, è stato screditato dalla opinione pubblica, è stato strappato dalle mani dei tifosi per un macabro scherzo del destino. Ora, che ci sia non ci sia l’aldilà non spetta a me dirlo, ma sicuramente Marco starà realizzando record su record in Cima al Paradiso… e starà facendo incazzare Fausto e Gino a causa del suo prematuro arrivo in Paradiso.