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Dopo “Cuore tra le stelle”, Chiello ci regala un’altro spontaneo frammento di sé con l’ultimo singolo “Milano dannata“, che anticipa il suo nuovo album, la cui data di uscita è però ancora ignota.

Con questo brano Chiello ci dà una spinta dentro il mare tempestoso del suo passato, la cui acqua ci va di traverso e noi non riusciamo più a risalire per riprendere fiato. Privi di sensi, affondiamo tra gli abissi più bui e profondi dell’artista. E solo quando vola via l’ultima nota del pezzo che finisce, allora il presente si tuffa per salvarci e riportarci in superficie. Ma al nostro risveglio non ricordiamo se quel passato in cui eravamo affogati l’avevamo vissuto noi o qualcun altro.

Milano: una donna desiderata e dannata

Chiello ci racconta la propria storia ed anche il sincero rapporto di amore e odio con una Milano a due facce. Una che ti fa sentire libero di poter brillare sempre, come le sue luci che non la lasciano mai da sola al buio e un’altra troppo luminosa, che ti acceca. E tu, privato della vista di tutto ciò che ti circonda, non perdi solo l’itinerario della tua vita, ma anche te stesso e non ti ricordi più chi sei.

Recitano i versi del ritornello: “Milano dannata, sei una donna che vuole apparire, con un vuoto dentro che non sa riempire. Milano dannata, hai riempito il mio cuore di spine, l’hai buttato in un cassetto che non posso aprire.

Forse l’artista scrive “Milano”, ma in realtà si rivolge anche a sé stesso, maledicendo il Chiello del passato che, lasciando la sua piccola Venosa, vedeva questa grande città come un’opportunità per realizzarsi a pieno. Lui che voleva “apparire“, farsi conoscere, ora nonostante il successo ottenuto ha comunque sempre “un vuoto dentro che non sa riempire“. Anzi forse è ancora più vuoto di prima, perché per “riempirsi” di concerti, applausi e stream, si è allo stesso tempo svuotato di ciò che conta davvero, ovvero gli affetti e la propria identità. Che sono imprigionati nel cuore di Chiello, un cuore trafitto da tante spine, ora buttato in cassetto, di cui non si trova più la chiave. Questo succede perché forse spesso non ci accorgiamo subito che ciò che vogliamo davvero, in parte lo possediamo già.

Una rottura per ricostruire

Ma canta l’artista:”Però non siamo più gli stessi, alberi con i rami secchi“, due versi che ci riconducono verso un altro messaggio che il singolo vuole esprimere. Infatti se come abbiamo detto il passato e la nostra vera essenza vanno sempre preservati e mai rinnegati, ciò non vuol dire che dobbiamo vivere nel ricordo o una vita immutabile.

Si deve essere in grado di riconoscere quei momenti in cui si è giunti all’ultima pagina di quel capitolo della nostra esistenza. Quando ciò accade non è per niente facile acquisire la consapevolezza della necessità di un cambiamento. Ma è una rottura necessaria per crescere ed essere liberi di diventare chi vogliamo essere. Ci vuole del tempo prima che la ferita che sorge sulla nostra pelle si rimargini. Ci sono giorni in cui gronda così tanto sangue che scivoliamo a terra. Ma solo quando comprendiamo che quel sangue lo possiamo usare come inchiostro per cominciare a scrivere un nuovo capitolo della nostra vita, solo allora saremo maturati. E al posto di quella ferita troveremo una cicatrice, che di tanto in tanto guarderemo con un’amara e nostalgica dolcezza.