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Trattative difficili per giungere ad una tregua nei combattimenti nella Striscia di Gaza. Le posizioni reciproche di Israele ed Hamas non agevolano il ruolo dei mediatori che comunque non abbandonano le speranze.

Hamas ha detto che se Israele vuole una tregua è possibile giungere ad un accordo in 24-48 ore. Tel Aviv risponde che le richiese dell’organizzazione palestinese sono assurde ed inaccettabili.

I parenti degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas sono preoccupati e invitano il governo di Netanyahu ad adottare azioni concrete per giungere ad una tregua e riportatore i loro cari a casa.

Dopo l’ultima liberazione di due ostaggi, per mano delle forze IDF a Rafah, sono ancora 134 quelli in mano dei miliziani. Non tutti vivi purtroppo, c’è chi ha stimato che circa venti di loro sarebbero morti.

Le delegazioni dei mediatori di Egitto, Qatar ed USA sono al Cairo. Anche rappresentanti di Hamas sono nella capitale. Mancano ufficialmente quelli di Israele che come detto giudicano non ricevibili le proposte pervenute dal movimento palestinese.

Le difficoltà per giungere ad un accordo sono state anche esacerbate da ciò che è accaduto a sud di Gaza City. Oltre 110 civili palestinesi sono morti mentre tentavano di procurarsi del cibo che veniva trasportato da un convoglio umanitario. Diverse le versioni sui fatti accaduti che però non fanno totale chiarezza. Fonti di Israele hanno riferito che la calca delle persone, le spinte e il calpestio della folla su chi era caduto a terra ha provocato un gran numero di morti. Poi anche l’IDF ha aperto il fuoco con spari di avvertimento, ha detto il portavoce dell’IDF. Oltre i morti anche moltissimi feriti, più di 700.

Cosa potrebbe prevedere l’accordo di tregua se si dovesse raggiungere:

  • una prima fase con un cessate il fuoco di 6 settimane. Questo fermerebbe l’attacco di Israele su Rafah che raccoglie oltre 1.300.000 persone tra cui sfollati;
  • rilascio di ostaggi di Hamas con prigionieri palestinesi detenuti da Israele. Si parla di un ostaggio in cambio di dieci prigionieri palestinesi, un rapporto di 1 a 10;
  • una seconda fase vedrebbe un aumento degli aiuti umanitari a Gaza, con approntamento di tende e container abitativi, riapertura e messa in sicurezza degli ospedali chiusi, ripresa delle attività di panificazione ed altro.

Sono ore cruciali quelle che stanno davanti ai mediatori. Non ci può essere accordo se non si è disposti a scendere a compromessi. Fermare i combattimenti prima del Ramadam, che inizia il 10 marzo, è un obiettivo ma sopratutto una speranza.

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