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Striscia di Gaza senza pace. I cauti ottimismi per una tregua vengono smorzati da Israele e da Hamas. I colloqui al Cairo vengono comunque portati avanti dai mediatori del Qatar, Egitto e Stati Uniti. Gli americani dicono che una proposta è stata fatta ad Hamas; ora è l’organizzazione che deve rispondere. I punti fondamentali su cui Hamas è ferma sono quelli di un cessate il fuoco permanente e del ritorno al nord degli sfollati. Hamas avrebbe difficoltà a rintracciare 40 ostaggi israeliani che vengono chiesti come parte dello scambio nelle prime settimane di tregua.

Il Ramadan, appena concluso, è stato un periodo di scontri e bombardamenti nella Striscia. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza che diceva ad Israele di porre fine al fuoco, per il periodo di preghiera e digiuno mussulmano, non ha avuto effetto.

Dopo l’attacco del 7 ottobre di Hamas, che ha provocato l’uccisione di 1200 israeliani ed il sequestro di molte persone, la reazione di Israele è stata massiccia. Da moltissimi è considerata sproporzionata. Secondo i dati del ministero della salute palestinese ci sono oltre 32.000 morti nella Striscia. 

Gli americani restano sempre i principali alleati di Israele ma in 6 mesi di guerra non sono mancate le divergenze. Il presidente Biden recentemente ha detto che il primo ministro Netanyahu sta sbagliando a Gaza. Ovviamente Netanyahu difende il modo di operare di Israele perché lo considera l’unico capace di sconfiggere Hamas e riportare a casa gli ostaggi. 

I rapporti tra i due alleati sono diventati ancora più tesi dopo l’uccisione di 7 operatori umanitari della World Central Kitchen (WCK), avvenuta ad opera delle forze IDF,

Gli americani hanno inviato chiari segnali agli Israeliani. Questi ultimi devono rivedere il loro modo di proseguire le operazioni nella Striscia che finora hanno causato l’uccisione di migliaia di civili palestinesi e la distruzione di interi centri abitati. Devono inoltre agevolare gli aiuti umanitari che sono fondamentali per alleviare le sofferenze della popolazione. E sulla questione aiuti qualcosa si sta muovendo dopo l’apertura di un altro valico di accesso nel nord della Striscia. Ci sarebbe un aumento del transito dei camion umanitari ma gli USA si aspettano che entrino oltre 400 mezzi al giorno.

Nel mondo si avverte una crescente “Israel fatigue” e non mancano manifestazioni in cui affiorano sentimenti anti Israele che sfociano anche nell’antisemitismo.

Alcuni osservatori pensano che se Israele non inverte la rotta, tra le ripercussioni dell’amministrazione americana ci potrebbe essere un rallentamento degli aiuti militari e forse un’attenuazione del sostegno in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La politica della Casa Bianca su Gaza sarà influenzata da ciò che farà il governo di Israele per rispondere alle richieste fatte.

Le pressioni americane sono anche dettate dalle preoccupazioni per le esplicite intenzioni di Israele di procedere su Rafah, ultima città del sud della Striscia. Per ora è ancora considerata una enclave relativamente sicura per i civili. Li sono ammassati oltre 1.200.000 sfollati provenienti dal nord e dal centro perché spinti dall’avanzare delle truppe IDF verso sud. Il destino di Rafah influisce anche sui negoziati in corso al Cairo. Il ritiro di parte delle truppe IDF da Khan Yunis non chiarisce come si concilierebbe con le dichiarazioni Israeliane di voler procedere su Rafah. Il ritiro non esclude una operazione sula città, già ci sarebbe una data definita secondo quello che ha detto Netanyahu.

Sono in molti a chiedersi come mai Biden abbia aspettato tanto tempo per prendere posizioni più nette nei confronti dell’alleato Netanyahu. Ma comunque la si pensi è certo che Washington non abbandonerà Israele: non taglierà la fornitura di armi fino al punto da lasciarlo senza la protezione della cupola di ferro (il sistema di difesa missilistica detta “iron dome”); non lo pianterà in balia delle Nazioni Unite; non adotterà decisioni tali che possano stravolgere i loro rapporti storici.

Israele è un alleato strategico in Medio Oriente e gli USA non lo lasceranno solo, specie ora che l’Iran minaccia ritorsioni contro l’attacco avvenuto a Damasco.

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