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È l’istantanea di un dolore: in questo sta la sua forza, quella di un uomo disarmato contro l’orrore, eppure capace di ragionare e di esprimerlo.

Non avrete il mio odio
Antoine Leiris.

Non si guarisce dalla morte. Ci si accontenta di addomesticarla.
È un animale selvatico, le sue zanne sono affilate.
Cerco soltanto di costruire una gabbia dove rinchiuderla.

Io lo dico sempre, ci sono libri che ci capitano tra le mani quasi per caso, al momento giusto. Non avrete il mio odio non faceva parte della mia lista di letture, ad essere onesta neanche lo conoscevo. Mi è stato regalato e, senza quasi farci caso, ho iniziato a leggerlo.
Ve ne parlo non tanto per recensirlo, perché giudicare una testimonianza del genere è quasi impossibile, ma più per farvelo conoscere, nel caso come me vi foste persi questa pubblicazione.

Non si tratta di un “bel” libro, non è un volumetto che che potete infilare nella borsa giusto per avere a portata di mano qualcosa da leggere fuori casa. Non regala momenti piacevoli, né spensieratezza, né sorrisi. Tante lacrime, questo sì. E tanta consapevolezza.

A scriverlo è Antoine Leiris, giornalista francese che la notte dell’attentato, in quel teatro, ha perso sua moglie, rimanendo solo con il figlio di un anno e mezzo. “Non avrete il mio odio” nasce da un messaggio, quasi una lettera, pubblicata su Facebook dall’autore a pochi giorni dalla strage, messaggio che diventa un passaparola, che viene condiviso e commentato, attira l’attenzione per poi essere rilanciato dalla stampa, e a buon ragione.

Se quel Dio per il quale uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni proiettile nel corpo di mia moglie sarà stato una ferita al cuore per lui.

Si ha sempre l’impressione che chi sopravvive al peggio sia un eroe. Io so di non esserlo. La fatalità ha colpito me, ecco tutto. Non ha chiesto il mio parere. Non ha cercato di sapere se ero pronto. È veneuta a prendere Hélène, e mi ha obbligato a svegliarmi senza di lei.

In questo breve romanzo Antoine non ha voluto rivolgersi alle persone che gli hanno portato via sua moglie, se non in un’unica lettera, perché in queste pagine traboccanti di commozione e tristezza e ricordi c’è posto solo per lei, la sua Hélène. E Antoine attraverso le parole grida forte, ma grida del suo amore e dell’amore che avrà per il loro bambino, non dell’odio, né nel rancore, perché avvelenare l’anima e riempire il cuore di paura è esattamente lo scopo di chi progetta queste stragi, una soddisfazione che l’autore scegliere di non dare loro. E quindi torno a dirlo: non è un romanzo che si può giudicare. È una storia che fa male e che ci mette di fronte ad una realtà agghiacciante, ma che ha anche tanto da insegnare, che spinge a farsi domande e ad informarsi. Prendere coscienza di ciò che succede intorno a noi è il solo modo per aprire gli occhi ed essere consapevoli, e in questo la lettura di Non avrete il mio odio riesce alla grande, se si ha la forza di arrivare in fondo senza chiuderlo. Personalmente è una lettura che ha saputo darmi tantissimo, è devastante e fa paura, ma vuole essere un messaggio di speranza, una lezione di vita profonda e delicata.

Siamo in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Melvil ha soltanto diciassette mesi, farà merenda come ogni giorno, poi andremo a giocare come ogni giorno, e per tutta la vita questo ragazzo vi farà l’affronto di essere felice e libero. No, non avrete nemmeno il suo odio.