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Primavera araba, una storia sempre attuale che dà l’opportunità di ragionare su diritti umani, civili ma soprattutto sulla libertà di espressione. Ai più non è un avvenimento che rientra nei parametri di conoscenza base, ma in questo articolo si parla di una storia fatta di dolori, rivolte e pensieri

Primavera Araba e Mohamed Bouazizi

Mohamed Bouazizi era un giovane laureato, l’ennesimo laureato senza uno spiraglio di speranza per mettere in pratica ciò per cui aveva sacrificato anni interi della sua vita. Mohamed aveva capito che perdersi di coraggio non sarebbe dovuta essere una opzione nella sua esistenza; allora inizia a fare l’ambulante. Vende merce di vario genere per sostentarsi e guadagnare da vivere. Era il 17 dicembre 2010 e Bouazizi aveva 26 anni quando la polizia inizio a molestarlo per la mancata licenza di vendita. Le forze dell’ordine gli prendono la merce e lo picchiano, a quel punto, inizia a cadere emotivamente.

Mohamed Bouazizi, indignato, si presenta nell’ufficio del governatore chiedendo di riavere indietro ciò che è suo di diritto. Gli viene negata udienza nonostante la minaccia di darsi fuoco se non l’avessero accontentato. Il giovane, allora, in preda alla disperazione, uscito dall’ufficio compra una latta di benzina e si dà fuoco davanti al tribunale, si immola per i propri diritti. Morirà nel gennaio seguente. Un atto estremo, direte voi, ma no.

Le rivolte nel nome della giustizia

Mohamed, nell’era dei social media, ha scatenato una rivolta alla quale hanno preso parte milioni di persone in tutto il medio Oriente e nei paesi nordafricani. Yemen, Sudan, Egitto, Tunisia, Giordania e potremmo continuare, hanno perseguito in rivolte ed ottenuto riforme civili e costituzionali di un’importanza altissima.

Capi di stato caduti, scappati, morti come nel caso di Mu’ammar Gheddafi, sono stati il risultato della dedizione e nella perseveranza di una causa comune senza precedenti.

La Primavera Araba è indice che il popolo, l’essere umano come individuo sociale, può raggiungere obiettivi che, altrimenti, singolarmente sarebbe impossibile raggiungere. Adesso, da quel fatidico 17 dicembre sono passati esattamente 10 anni ed il giovane martire ha ottenuto, anche se idealmente, la sua personale giustizia. Lui, un martire che ha aiutato tutti, tutti noi.

Conclusione

La Primavera Araba ed il sacrificio di Mohamed Bouazizi sono tasselli che uno alla volta fanno della forza delle persone un motivo per camminare verso la giustizia. Contro quei governi che impongono riforme che mandano alla deriva famiglie e distruggono i sogni di tanti giovani.

Ad oggi ci sono stati tanti cambi di rotta ed altrettanti passi indietro, come il colpo di stato del presidente egiziano al-Sisi. Si, lui, l’uomo che nega aiuto alla Procura Italiana nella ricerca della verità per Giulio Regeni e la scarcerazione di Patrick Zaki.

Questa è una storia che non passerà mai inosservata e né tantomeno dimenticata. Il sacrificio di Mohamed non era solo per se stesso, ma per tutta l’umanità.

E allora, oggi, celebriamo la Primavera Araba. Celebriamo Mohamed.

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