Il reclutamento è una tecnica che molti giocatori dell’Nba, di oggi e di ieri, adoperano per provare a portare nel proprio team una stella. Magari ci riescono grazie ad una profonda amicizia o per il progetto convincente. Un esempio è quello di Draymond Green che, dopo aver subito la storica rimonta nelle Finals 2016 contro LeBron James, decise subito di reclutare Kevin Durant. Un altro aneddoto stavolta ce lo racconta Derrick Rose. In una recente intervista l’attuale playmaker dei New York Knicks, ha raccontato di quando all’epoca i Chicago Bulls chiesero a Rose di reclutare LeBron James per portarlo da loro. LeBron era nel periodo in cui lasciò per la prima volta i Cleveland Cavaliers e dove quindi scegliere la sua nuova casa, che poi sarebbe stata Miami. Da lì però nacquero una serie di divergenze tra Rose e i Bulls, in particolare dall’immagine che si è creata di Derrick in quel periodo come un uomo che non volle aiutare la propria franchigia a reclutare il giocatore più forte della lega ai tempi.

La storia secondo Rose

Ecco le parole di Derrick Rose riguardo il reclutamento di LeBron James:

Sono stato coinvolto nel reclutamento di LeBron James per i Bulls. È successo tutto dopo un allenamento. Avevamo sentito che LeBron, Chris Bosh e altri avevano l’intenzione di ritrovarsi a giocare insieme nella stessa franchigia. Poi è uscita la cosa della famosa “Banana Boat” e il concetto si è rafforzato ancora di più. Gar Forman, il nostro GM all’epoca, venne da me con il personale del front office per farmi fare un video indirizzato direttamente a Chris Bosh, Dwyane Wade e LeBron. Non mi sono rifiutato e l’ho fatto. Sono sicuro che LeBron e gli altri l’hanno visto. Poi è venuta fuori questa storia che non ero un grande fan del processo di reclutamento. Avrei dovuto dire che l’avevo invece fatto? Sarebbe stata una situazione poco simpatica da comunicare al di fuori. Non mi sento a mio agio nel dire pubblicamente che sto cercando di ingaggiare altri giocatori, anche perché rispetto i miei compagni già presenti in roster.”

“I giocatori devono davvero essere coinvolti in queste cose? Non mi sembra affatto giusto. Quando ho visto che i media mi descrivevano come un ragazzo che non voleva aiutare la sua squadra nel reclutare altre stelle, ho pensato che i Bulls avrebbero fatto tutto il necessario per smentire la notizia. Alla fine, niente, non hanno fatto assolutamente niente…”